Oggi Gaza City si è svegliata ancora una volta sotto attacco. Una serie di raid aerei israeliani ha colpito diversi quartieri della città, uccidendo almeno nove palestinesi e il ferimento di altre quindici persone secondo un primo bilancio diffuso dalle autorità locali. I soccorritori della Protezione Civile hanno lavorato per ore tra edifici sventrati, incendi e cumuli di macerie nel tentativo di raggiungere i superstiti e recuperare i corpi delle vittime.
Le scene descritte dai soccorritori sono state definite «difficili e orribili». In molti casi le squadre di emergenza hanno dovuto operare tra appartamenti ancora avvolti dalle fiamme. I bombardamenti hanno preso di mira quattro abitazioni nelle aree occidentali e meridionali della città. Tra le vittime figurano cinque membri della famiglia Labad, uccisi nel crollo della loro abitazione. Altri palestinesi sono morti e numerosi sono rimasti feriti in un attacco contro un edificio nel quartiere di Tel al-Hawa.
Feriti sono stati registrati anche nel campo profughi di al-Shati, dove un appartamento è stato colpito da un raid aereo, e nella zona di Abu Iskandar, a Sheikh Radwan, nel nord della città.
L’escalation non si è limitata a Gaza city. Nel sud della Striscia, navi da guerra israeliane hanno aperto il fuoco lungo la costa di Khan Yunis mentre veicoli militari schierati a est della città hanno intensificato gli spari verso le aree urbane e agricole.
Ieri quattro palestinesi, tra cui una donna, erano stati uccisi in altri bombardamenti. A Gaza sostengono che questi attacchi rappresentino una prosecuzione delle violazioni israeliane degli accordi di cessate il fuoco negoziati nei mesi scorsi e mai attuati sul terreno.
Il Ministero della Salute di Gaza ha reso noto che il mese di maggio è stato il più sanguinoso dall’inizio dell’anno. Secondo i dati diffusi, donne, bambini e anziani hanno rappresentato circa il 30 per cento delle vittime registrate nel corso del mese. Tra gli uccisi figurano almeno 19 minori e 10 donne.
Mentre sul terreno proseguono i combattimenti, all’interno dell’apparato politico e militare israeliano si discute apertamente della possibilità di una nuova e più ampia offensiva. Secondo quanto riportato dal quotidiano Yedioth Ahronoth, il generale Yaniv Asor, comandante del Fronte Sud dell’esercito, sta promuovendo un piano per un’operazione militare su larga scala con l’obiettivo dichiarato di “disarmare Hamas”.
Asor avrebbe presentato allo Stato Maggiore una dettagliata valutazione operativa, sostenendo che l’ala armata di Hamas potrebbe essere smantellata nell’arco di sei-dieci settimane. La proposta arriva in un momento in cui, secondo le valutazioni israeliane, Hamas mantiene il controllo di circa il 40 per cento della Striscia di Gaza e continua a esercitare una significativa influenza politica e amministrativa sul territorio.
Tuttavia il governo guidato da Benjamin Netanyahu non sembra intenzionato, almeno per il momento, a dare immediatamente il via libera a una nuova campagna di vaste proporzioni. Fonti politiche israeliane hanno spiegato che le priorità strategiche restano concentrate anche sugli altri fronti regionali, in particolare il Libano e il confronto con l’Iran. «Non possiamo combattere in modo aggressivo su tutti i fronti contemporaneamente», hanno dichiarato alcuni funzionari al quotidiano israeliano.
Parallelamente proseguono le discussioni su un ennesimo cambiamento del sistema di distribuzione degli aiuti umanitari. Tra le ipotesi allo studio vi è il ripristino di centri di distribuzione controllati e collocati in prossimità della Linea Verde tra Israele e Gaza.