Oltre 7 milioni di israeliani aventi diritto sono chiamati oggi alle urne per eleggere la nuova Knesset, in un voto che potrebbe decidere il futuro politico di Benyamin Netanyahu, ma che difficilmente garantirà a uno dei due schieramenti contrapposti una maggioranza di 61 seggi su 120 e la possibilità di formare un governo.
Sul voto pesano il fallimento della sicurezza del Paese il giorno dell’attacco di Hamas, il 7 ottobre 2023, le guerre scatenate da Netanyahu, la crisi degli ostaggi israeliani a Gaza e le conseguenti proteste contro il governo. La sfida si gioca sul testa a testa tra il blocco di estrema destra religiosa del premier e le forze centriste e di destra guidate dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot che puntano a porre fine alla maggioranza in carica.
L’affluenza, soprattutto nelle comunità arabe e tra gli elettori ebrei più giovani, in prevalenza schierati a destra, potrebbe rivelarsi decisiva. A conclusione di una campagna elettorale che ha totalmente ignorato la condizione di milioni di palestinesi sotto occupazione militare e la distruzione quasi totale di Gaza durante l’offensiva israeliana che ha ucciso almeno 74mila persone, Netanyahu ha rilanciato i toni allarmistici, presentando la propria leadership come una garanzia di sicurezza, e ha incassato il sostegno di Donald Trump.
Sul fronte opposto, Eisenkot e altri leader puntano su temi come la “difesa della democrazia” e la corruzione di Netanyahu. Di questi e altri temi legati al voto parlano Eliana Riva e Michele Giorgio, rispettivamente caporedattrice e direttore di Pagine Esteri. Pagine Esteri
