I camion sono stati parcheggiati lungo le autostrade, ai caselli e agli ingressi delle grandi città. In Messico è cominciato ieri uno sciopero nazionale dei trasportatori di merci, convocato per denunciare rapine, estorsioni e il peggioramento delle condizioni di lavoro sulle strade. Alle 9.30 la Segreteria di Governo aveva contato 38 punti di protesta in 19 Stati, con 691 mezzi e 858 manifestanti. Il dato ufficiale fotografa soltanto le prime ore della mobilitazione; le organizzazioni promotrici sostengono che le iniziative abbiano interessato tutte le 32 entità federative del Paese. I blocchi più numerosi sono stati segnalati a Veracruz e nello Stato del Messico.

Sulle vie che collegano la capitale a Querétaro, Puebla, Pachuca e Toluca si sono formate code e rallentamenti. I promotori avevano annunciato cortei lenti e mezzi in sosta sulle corsie laterali, non una chiusura generalizzata delle autostrade. Il governo ha segnalato almeno un blocco totale a Tlaxco, nello Stato di Tlaxcala. La protesta è stata convocata dalla Camera nazionale dell’autotrasporto merci, Canacar, insieme ad altre associazioni, ma una parte delle organizzazioni del settore ha scelto di non aderire e di proseguire il confronto con l’esecutivo.

La prima rivendicazione riguarda la sicurezza. Secondo i dati richiamati dalle associazioni, i trasportatori subiscono in media 21 rapine al giorno e circa l’80% degli episodi avviene con violenza. Gli autisti denunciano furti di carichi e veicoli, minacce, richieste di denaro ai posti di blocco illegali e, in alcune regioni, il pagamento di estorsioni per poter continuare a lavorare. Non tutti i delitti sono attribuibili alla stessa organizzazione criminale, ma la loro diffusione trasforma il trasporto su gomma in un’attività in cui la sicurezza delle persone è diventata un costo economico permanente.

La seconda questione è fiscale. Il progetto relativo alle entrate del 2027 abbasserebbe da 300 a 250 milioni di pesos il limite di fatturato annuo per accedere a un incentivo che consente alle imprese aventi diritto di compensare con le imposte fino alla metà della spesa sostenuta per i pedaggi. Il governo ritiene eccessivamente favorevole il trattamento attuale; le associazioni rispondono che il costo dei caselli si aggiunge a carburante, manutenzione, assicurazioni e perdite dovute ai furti.

La vertenza attraversa un settore molto frammentato. Accanto ai grandi operatori logistici lavorano piccole imprese familiari e proprietari di un solo camion, con capacità molto diverse di sostenere spese e fermate forzate. La società di consulenza Kearney, citata dalla stampa messicana, stima che l’80% delle imprese sia di dimensioni piccole o familiari. Un vantaggio fiscale costruito su soglie di fatturato non incide nello stesso modo su tutti. E neppure la militarizzazione delle strade risolve automaticamente le estorsioni, soprattutto quando chi guida teme di denunciare o non ottiene protezione dopo averlo fatto.

La protesta ha aperto anche uno scontro su chi debba sedere al tavolo. Ieri la Segreteria di Governo e quella delle Finanze hanno incontrato rappresentanti industriali e di altre associazioni di trasportatori, concordando una prima riunione tecnica per oggi, 27 ottobre, dedicata agli incentivi. La Canacar, invece, non ha partecipato. Ha chiesto un incontro diretto con la presidente Claudia Sheinbaum, sostenendo che gli impegni assunti dalle autorità fin dal febbraio 2024 non abbiano prodotto risultati sufficienti.

Il governo difende la propria disponibilità al dialogo e chiede che la protesta non ostacoli il passaggio di persone e merci. I trasportatori replicano che le stesse merci vengono fermate quotidianamente da bande armate e da strade maltenute. Entrambe le questioni hanno conseguenze che vanno oltre le imprese: i ritardi e i costi del trasporto possono trasferirsi sui prezzi degli alimenti, dei medicinali e dei beni di consumo. Il conflitto riguarda anche il modello di distribuzione di un Paese fortemente integrato nelle catene produttive nordamericane.

Per oggi è previsto il primo tavolo fiscale, ma non è ancora chiaro quando le organizzazioni in sciopero torneranno a negoziare. Le associazioni chiedono impegni verificabili, date e responsabilità precise per la sicurezza. I camion rimasti ai margini delle autostrade sono il segno più visibile di una vertenza che continuerà anche quando il traffico sarà tornato normale. Pagine Esteri