Pagine Esteri – La Serbia svolta pagina dopo oltre un decennio di dominio politico di Aleksandar Vučić. Le elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre hanno segnato una vittoria del movimento studentesco che, dopo quasi due anni di proteste, è riuscito a trasformare la mobilitazione nelle piazze in una maggioranza parlamentare. Lo stesso Vučić ha riconosciuto la sconfitta, ammettendo che la lista degli studenti dovrebbe conquistare tra 135 e 140 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale, contro circa 105 per il suo schieramento. I risultati attendono una conferma ufficiale.

La portata del risultato è una sfida a un sistema politico costruito intorno a un leader che, dal 2014, prima come primo ministro e poi come presidente, ha esercitato un’influenza dominante sulla vita pubblica serba. Per anni Vučić ha combinato un messaggio nazionalista, promesse di crescita economica e investimenti infrastrutturali con una politica estera oscillante tra l’ambizione di entrare nell’Unione europea e il mantenimento di relazioni strette con Mosca e Pechino. Le critiche delle opposizioni e delle organizzazioni di monitoraggio si sono focalizzate sulla concentrazione del potere, sulle condizioni del sistema mediatico e sulle accuse di corruzione. La vittoria studentesca apre ora una fase inedita: il movimento che ha contestato il potere dovrà dimostrare di saper governare un Paese attraversato da divisioni politiche, difficoltà istituzionali e questioni geopolitiche irrisolte.

Chi è l’uomo al centro della vittoria?

Si chiama Ilija Srdanović ed è un medico, cardiologo e docente legato alla Facoltà di Medicina di Novi Sad. È il capolista di «Studenti vincono», la lista elettorale sostenuta dal movimento che ha guidato le proteste contro Vučić. Il suo nome è emerso nelle ultime ore perché è stato il volto istituzionale della candidatura, ma non va confuso con un leader tradizionale di partito. La distinzione è importante. Il movimento studentesco serbo ha scelto di non affidarsi a un unico capo politico, organizzandosi attraverso assemblee universitarie e procedure collettive. I candidati sono stati selezionati con l’obiettivo dichiarato di escludere figure compromesse con i vertici del potere e di costruire una rappresentanza alternativa, comprendente docenti, medici, attivisti e professionisti.

Srdanović è quindi il primo nome della lista, ma non è stato presentato come un aspirante leader carismatico destinato a sostituire Vučić. Né, al momento, la sua candidatura equivale automaticamente alla designazione del prossimo primo ministro. Il movimento deve ancora chiarire chi guiderà il governo e come verranno distribuite le responsabilità esecutive. È uno degli interrogativi più importanti che si aprono dopo il voto.

La tragedia di Novi Sad all’origine della protesta

Per capire il successo degli studenti bisogna tornare al 1° novembre 2024, quando il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone. La tragedia divenne il simbolo di un problema che andava oltre le responsabilità tecniche dell’incidente: la trasparenza degli appalti pubblici, la qualità delle opere infrastrutturali e i rapporti tra potere politico e interessi economici. Le proteste, inizialmente legate alla richiesta di chiarimenti e responsabilità per le vittime, si estesero progressivamente alle università e alle principali città del Paese. Gli studenti accusarono le autorità di non aver garantito un’adeguata assunzione di responsabilità e denunciarono la corruzione e la crescente concentrazione del potere. Il governo e il Partito progressista serbo (SNS) hanno respinto le accuse di corruzione e repressione rivolte loro dagli oppositori. La mobilitazione ha così superato i confini del mondo universitario, attirando cittadini insoddisfatti delle condizioni del dibattito pubblico, dell’informazione e del funzionamento delle istituzioni. La partecipazione al voto, vicina al 70% secondo le stime riportate dall’agenzia Reuters, ha confermato l’ampiezza della posta in gioco.

La vittoria elettorale non risolve automaticamente i problemi della Serbia. Il movimento dovrà trasformare una piattaforma costruita soprattutto attorno alla lotta alla corruzione, alla trasparenza e al ripristino dello Stato di diritto in un programma di governo capace di affrontare anche l’economia, il sistema giudiziario, l’istruzione e le condizioni dei servizi pubblici. Esiste inoltre la questione della politica estera. La Serbia è candidata all’adesione all’Unione europea, ma conserva relazioni importanti con la Russia, da cui dipende in parte per le forniture energetiche, e con la Cina, presente in diversi settori dell’economia. Il movimento studentesco ha evitato di trasformare questi dossier in elementi centrali della campagna, privilegiando l’obiettivo comune di cambiare il governo. La sua maggioranza dovrà ora precisare le proprie posizioni su questi temi, oltre che sul Kosovo, una delle questioni più sensibili della politica nazionale.

C’è infine un interrogativo politico più generale: quanto durerà l’unità di un movimento che ha saputo aggregare componenti diverse grazie all’opposizione a Vučić? La lotta alla corruzione e la richiesta di istituzioni più trasparenti hanno consentito di superare molte differenze, ma governare significa anche scegliere tra priorità concorrenti e assumere decisioni divisive.