TENSIONI, MEMORIA E PROSPETTIVE
PERÙ:
Keiko Fujimori alla presidenza tra accuse di frode e piazze in protesta
Dopo tre tentativi falliti e un decennio di profonda instabilità politica — contrassegnata da destituzioni, scioglimenti del Congresso e dura repressione sociale —, Keiko Fujimori assume la presidenza del Perù. Una presa del potere che avviene sotto l’ombra costante di gravi accuse di frode elettorale e in un clima di aperta contestazione popolare, che rifiuta il ritorno al potere del clan familiare legato alla dittatura degli anni Novanta. L’esito elettorale risicato e contestato riflette un Paese spaccato, dove la spinta fujimorista non esprime un consenso maggioritario, bensì l’imposizione di un’architettura di potere dominata dalla destra conservatrice e dai settori finanziari.
L’insediamento di Keiko Fujimori ripropone le contraddizioni di un modello liberista e autoritario che si trova oggi ad affrontare un’esplosione della criminalità organizzata, del narcotraffico e della corruzione istituzionale, cresciuti proprio nei vuoti di uno Stato smantellato da decenni di politiche neoliberiste. Sul piano internazionale, il nuovo governo eredita la delicata gestione del megaporto di Chancay — realizzato con capitali cinesi —, punto di snodo cruciale nelle rivalità geopolitiche tra Washington e Pechino nel Pacifico. Senza una vera legittimità democratica e di fronte a piazze pronte a mobilitarsi, il tentativo del fujimorismo di riabilitarsi e garantire la stabilità dei mercati rischia di scontrarsi con la persistente resistenza della società civile e delle regioni dell’interno. E anche i peruviani residenti all’estero, dove Keiko sostiene di aver ottenuto la maggioranza, contestano la sua elezione.
MESSICO:
L’ombra di Ayotzinapa e la nuova geografia religiosa
A quasi dodici anni dalla scomparsa dei 43 studenti normalisti di Ayotzinapa, avvenuta nel settembre 2014, le famiglie tornano a far sentire la propria voce. Durante un presidio di fronte all’Hemiciclo a Juárez a Città del Messico, giunto al termine di una marcia dall’Ángel de la Independencia, i parenti hanno ribadito che la verità sul destino dei loro figli resta lontana. Il movimento attende ora i futuri incontri con la Presidenta Claudia Sheinbaum Pardo per sbloccare le linee di ricerca rimaste in sospeso.
Forte è la contestazione verso la recente raccomandazione della Comisión Nacional de Derechos Humanos (CNDH): per il legale Isidoro Vicario e le famiglie, il documento – emesso senza consultare i genitori – si discosta dalla realtà, screditando il lavoro svolto dal Grupo Interdisciplinario de Expertos Independientes (GIEI). Le famiglie denunciano inoltre la decisione di un giudice federale che ha revocato la custodia cautelare in carcere per l’ex procuratore generale Jesús Murillo Karam, ora agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Un gesto che, insieme ai tentativi delle autorità di dividere il fronte dei parenti, non fermerà la mobilitazione.
Parallelamente, il Paese affronta una profonda trasformazione socio-culturale: la continua crescita delle chiese evangeliche, pentecostali e neopentecostali. Negli Altos de Chiapas, ad esempio, le comunità non cattoliche sono ormai diventate maggioranza relativa o assoluta. Come spiega il sociologo Carlos Martínez García, non si tratta solo di secolarizzazione o “protestantizzazione”, ma di una vera e propria “mobilità religiosa” guidata dalla ricerca di comunità coese, dalla crisi delle istituzioni tradizionali e da un uso professionale delle piattaforme digitali. In ambito politico, pur esistendo formazioni di ispirazione evangelica come il partito PAZ o alleanze con la Chiesa della Luz del Mundo, l’elettorato non cattolico resta politicamente eterogeneo e maleabile nelle sue alleanze.
ARGENTINA:
Il FMI commissaria di fatto il governo di Javier Milei
La visita a Buenos Aires della direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha evidenziato in modo plastico la subordinazione del governo di Javier Milei alla logica del debito e agli interessi geopolitici statunitensi. In un quadro inedito, la funzionaria bulgara ha preso parte direttamente alla riunione del Gabinetto dei ministri alla Casa Rosada, lasciando perfino vuoto il posto di capotavola istituzionale e sedendo di fronte a Milei, a testimonianza di una presenza che va ben oltre la semplice supervisione finanziaria.
Nel corso della conferenza stampa tenuta al Ministero dell’Economia insieme al ministro Luis Caputo, Georgieva ha escluso la necessità di “ulteriore finanziamento” per l’anno a venire, elogiando l’impostazione del piano economico. Tuttavia, la realtà sociale argentina mostra un quadro drammatico: la mora sul credito ha raggiunto quasi il 13% (rispetto al 2,4% del 2024), mentre la disoccupazione reale resta mascherata da un’esplosione del lavoro informale e dalla contrazione dei consumi e dell’industria. Ignorando l’impatto sociale dei tagli, Georgieva si è poi recata in visita al giacimento petrolifero di Vaca Muerta, confermando l’interesse centrale dell’organismo per le risorse strategiche del Paese.
CILE:
Arrestato l’ex militare condannato per l’omicidio di Víctor Jara
A dispetto del governo di estrema destra, che si dichiara apertamente erede del dittatore Pinochet, un passo significativo sul fronte della memoria e della giustizia storica è stato compiuto in Cile con la cattura dell’ex militare Raúl Haase Mazzei. Condannato in via definitiva dall’ottobre 2023 a 25 anni di carcere dalla Corte Suprema per il sequestro e l’omicidio del cantautore Víctor Jara e dell’allora direttore delle carceri Littré Quiroga, Haase Mazzei è stato trasferito in prigione su ordine della magistratura.
I fatti risalgono alle ore immediatamente successive al golpe militare dell’11 settembre 1973 guidato dal generale Augusto Pinochet. Víctor Jara, figura simbolo del Partido Comunista e della cultura popolare cilena, fu arrestato, condotto all’allora Estadio Chile (oggi a lui intitolato) e sottoposto a feroci torture prima di essere brutalmente assassinato. L’arresto di Haase Mazzei chiude il cerchio sulla responsabilità degli ex ufficiali coinvolti, confermando l’importanza di non cedere all’impunità per i crimini commessi durante la dittatura, che persiste nella memoria cilena.
NICARAGUA:
47 anni di Rivoluzione Sandinista tra sfide ed economia
In occasione del 47° anniversario del trionfo della Rivoluzione Popolare Sandinista del 19 luglio 1979, il Nicaragua ha riaffermato la propria sovranità di fronte alle storiche ingerenze esterne. Durante le celebrazioni, il Presidente Daniel Ortega ha sottolineato la necessità di tutelare il processo democratico nazionale da tentativi di ingerenza e destabilizzazione finanziati dall’esterno, ribadendo che il futuro politico del Paese appartiene unicamente al popolo nicaraguense, e che si stanno studiando leggi per garantirlo. Affermazioni immediatamente distorte dalla stampa internazionale.
A dispetto delle sanzioni e delle campagne mediatiche avverse, i dati economici indicano una spinta espansiva: secondo le stime CEPAL, il Nicaragua si attesta su una crescita del 4,5%, posizionandosi tra i Paesi più dinamici della regione centroamericana. La gestione pubblica ha consentito un potenziamento della rete stradale nazionale, l’ampliamento della copertura sanitaria gratuita attraverso la più estesa rete ospedaliera pubblica dell’Olocausto centroamericano e il consolidamento dell’accesso all’istruzione universitaria e tecnica.
HAITI:
Il Consiglio Elettorale rinvia le elezioni al dicembre 2026
In un Paese segnato da un lungo vuoto istituzionale e da una profonda crisi di sicurezza, il Consiglio Elettorale Provvisorio (CEP) di Haiti ha annunciato una modifica sostanziale al calendario elettorale. La prima tornata delle elezioni presidenziali, unitamente alle legislative e al referendum per la riforma costituzionale, è stata posticipata al 13 dicembre, rinviando l’impianto originario che prevedeva il voto a fine agosto. Il secondo turno per le presidenziali e le consultazioni locali si terranno invece il 21 febbraio 2027.
Le autorità elettorali hanno chiarito che il rispetto di queste scadenze rimane strettamente vincolato al ripristino delle condizioni minime di sicurezza nel Paese, oggi largamente controllato dalla violenza delle bande armate, e al reperimento dei fondi necessari. Da parte loro, i movimenti popolari e le organizzazioni della società civile continuano a chiedere il ripristino della sovranità e della pace sociale, sottolineando come la fine dell’ingerenza straniera e la ricostruzione dei servizi di base siano i prerequisiti fondamentali per garantire un reale processo democratico e restituire la parola al popolo haitiano. Pagine Esteri