Pagine Esteri – Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, a quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina nel paese erano state uccise 15.850 persone, tra cui 791 bambini. Ma Kayoko Gotoh, direttrice per l’Europa e l’Asia centrale del Dipartimento per gli affari politici e di consolidamento della pace dell’Onu, «è probabile che le cifre reali siano significativamente più alte».
Il numero dei morti civili provocati dagli attacchi ucraini in Russia, invece, non è noto, ma negli ultimi mesi è cresciuto considerevolmente, man mano che i droni lanciati da Kiev riescono a spingersi sempre più a nord.
Secondo gli esperti di conflitti, quella tra Kiev e Mosca è tra le guerre che finora meno ha coinvolto i civili, mentre il numero delle vittime militari è molto alto, anche se nessuna delle due parti ha fornito un bilancio ufficiale credibile.
Tanto i governi quanto i comandi militari dei due paesi negano sistematicamente di attaccare deliberatamente obiettivi civili nel territorio controllato dal nemico, e al massimo ammettono qualche “danno collaterale”.
Eppure i dati confermano che negli ultimi mesi abbiamo assistito a una recrudescenza degli attacchi contro quartieri popolari e infrastrutture civili, con l’aumento delle distruzioni e delle vittime. D’altronde il fronte sembra ormai essersi bloccato, con i pochi progressi ottenuti recentemente dalle truppe ucraine – grazie soprattutto alla disattivazione di migliaia di terminali satellitari agganciati alla rete Starlink del magnate americano Elon Musk che ha messo in difficoltà le truppe russe facendogli perdere, dicono a Kiev, circa 400 km quadrati di territorio – che per ora non cambiano sostanzialmente gli equilibri militari.
Con il fronte fermo, i due eserciti aumentano così la “pressione” sui civili e sulle infrastrutture degli avversari, e le stragi si moltiplicano.
Ognuna delle due parti piange i propri morti e denuncia l’efferatezza degli attacchi nemici, sorvolando però sulle vittime innocenti provocate dai propri bombardamenti. Ad ogni attacco il paese colpito promette una dura rappresaglia, in una spirale di violenza sempre più indiscriminata.
Nella notte tra il 13 e il 14 maggio, 24 persone – tra cui tre bambini – sono state uccise da un attacco con missili e droni senza precedenti sulla capitale ucraina che ha preso di mira diversi quartieri per molte ore consecutive.
Una settimana dopo, una ventina di ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni sono stati ammazzati da un bombardamento ucraino contro l’edificio didattico e il dormitorio del collegio dell’Università statale di pedagogia di Starobelsk, una cittadina dell’Oblast di Lugansk, in Donbass.
E poi uno stillicidio quotidiano: due morti, tre morti, cinque morti … che ormai, dopo quattro anni abbondanti di conflitto, passano sostanzialmente inosservati.
Il Ministero degli Esteri di Mosca ha pubblicato nei giorni scorsi una dichiarazione nella quale avvisa i cittadini stranieri che farebbero bene a lasciare Kiev «il più presto possibile», invitando «i residenti a non avvicinarsi agli obiettivi dell’infrastruttura militare e amministrativa». Questo perché, come rappresaglia al bombardamento dello studentato di Starobelsk, inizieranno presto «attacchi sistematici contro i centri decisionali e i posti di comando».
Già domenica, intanto, Mosca ha lanciato uno dei suoi missili iper-sonici “Oreshnik” contro la capitale ucraina.
Da parte sua Kiev starebbe cercando di aumentare rapidamente la propria capacità di produrre droni, ormai indispensabili in uno scontro militare che da una parte mantiene forme classiche – con il fronte fatto anche di trincee e fortificazioni, le offensive via terra ecc – ma dall’altra si affida sempre più a nuovi sistemi d’arma tecnologici in grado di colpire l’avversario anche a distanza senza mettere a repentaglio l’incolumità dei militari che li manovrano.

Secondo l’emittente televisiva statunitense “Fox News”, l’Ucraina starebbe producendo in massa droni da bombardamento in alcune fabbriche segrete situate in particolare nelle regioni occidentali del paese, dove ex studenti e impiegati assemblano 24 ore su 24 i velivoli senza pilota. «La tecnologia dei droni ha completamente cambiato la situazione in prima linea. Forse tra sei mesi, forse tra un anno, avremo la tecnologia per lanciare mille droni contemporaneamente», si è vantato il sindaco di Leopoli Andriy Sadovyi, aggiungendo che una collaborazione più stretta con Stati Uniti, Israele ed Europa potrebbe contribuire alla “vittoria” di Kiev.
«Siamo tre o quattro passi avanti rispetto agli altri paesi – ha detto a Fox News quello che è stato presentato come l’amministratore delegato di un’impresa produttrice di droni kamikaze – Questa è una nuova forma di guerra, è una guerra informatica».
Governati a distanza grazie a sistemi sempre più sofisticati di Intelligence Artificiale, che coadiuvano i manovratori umani, i droni permettono di individuare e distruggere carri armati e postazioni nemiche, o di bombardare installazioni militari e civili bucando le difese del paese aggredito.
Il principale punto di forza dei droni è rappresentato dalla facilità e dalla rapidità di realizzazione, a fronte di un costo per unità di poche centinaia di euro mentre un caccia o un carro armato costano milioni di euro, un missile centinaia di migliaia e un proiettile di artiglieria di grosso calibro fino a migliaia di euro.
Inoltre presto, avvisano gli esperti, l’Intelligenza Artificiale sarà in grado di manovrare autonomamente enormi sciami di droni lanciati contro un obiettivo distante anche migliaia di km, grazie alla crescente efficienza delle batterie che li alimentano.
Come fa notare un articolo pubblicato su “Asia Times”, la guerra in Ucraina non è il primo conflitto in cui i droni si stanno dimostrando decisivi – il primato spetto alla seconda guerra del Nagorno-Karabakh del 2020 – ma è il primo in cui i droni vengono usati in maniera massiccia.
A lungo sono stati i russi a detenere il predominio in questo fronte, utilizzando grandi sciami di “Shahed” di fabbricazione iraniana, ma l’Ucraina ha recentemente recuperato terreno.
Il suo uso intensivo avrebbe negli ultimi mesi permesso all’esercito ucraino, inferiore per numero e potenza rispetto a quello russo, di respirare e di infliggere alle truppe russe un numero crescente i vittime. Secondo alcuni esperti, nell’ultimo anno l’Ucraina è passata dall’utilizzo quotidiano di poche migliaia di droni a usarne fino a 60 mila.
Lo sviluppo e l’uso dei droni marini, a partire dal 2023, ha concesso a Kiev la possibilità di tenere testa alla flotta russa.
Nel frattempo la guerra in Ucraina è diventata anche l’occasione per l’utilizzo dei primi robot terrestri in sostituzione dei soldati in carne ed ossa. Negli ultimi mesi Kiev è riuscita a sperimentare con successo l’utilizzo dei cosiddetti UGV – Unmanned Ground Vehicles – e qualche settimana fa alcuni robot da combattimento hanno costretto alcuni soldati russi alla resa senza intervento diretto dei militari ucraini.
L’Ucraina è diventata un laboratorio avanzato i cui frutti interessano oggi i paesi che l’hanno sostenuta, e che spesso sono più indietro sul fronte dello sviluppo delle nuove armi tecnologiche. I paesi del Golfo, ad esempio, hanno recentemente avviato dei programmi di cooperazione con Kiev dopo aver subito, quasi inermi, gli attacchi dei droni iraniani in risposta all’aggressione militare di Washington e Tel Aviv contro Teheran.
La guerra che si combatte tra Ucraina e Russia (anch’essa ha avuto modo di sperimentare nuove armi e nuovi sistemi, ovviamente) non è più la stessa del 2022. Ormai lo scontro è portato avanti sempre più da sistemi automatizzati con un ampio uso dell’intelligenza artificiale e del controllo remoto delle macchine che seminano morte. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria