RIEPILOGO
Secondo i primi Exit Poll il blocco d’opposizione, guidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot sarebbe in vantaggio di due-tre seggi (52-53), senza però raggiungere la maggioranza di 61 seggi. Il blocco governativo uscente guadagnerebbe invece 50 seggi. Le liste arabe arriverebbero a 17-18 seggi. La sorpresa è che il Likud del premier uscente Benyamin Netanyahu sarebbe il primo partito, contrariamente al risultato dei sondaggi pre-elettorali. Nonostante ciò Gadi Eisenkot, leader di Yashar, ha interpretato le proiezioni come una manifestazione di «totale sfiducia» nei confronti di Netanyahu e del «governo del 7 ottobre». Per Yair Golan, leader dei Democratici, gli elettori israeliani hanno invece «respinto» il governo uscente. In ogni caso, se i numeri si dovessero confermare, le elezioni non consegnerebbero una maggioranza.
________
Il sondaggio della rete pro-governativa Channel 14 dà numeri differenti, indicando ettendo i risultati come un pareggio, con 60 seggi per la coalizione e 60 seggi per l’opposizione. Il Likud emerge di gran lunga come il più grande partito, con 30 seggi.
________
Il secondo exit poll conferma il Likud, partito di Netanyahu, davanti a tutti gli altri. Ma il blocco della maggioranza uscente ottiene meni seggi di quello dell’opposizione.
Il Likud di Benyamin Netanyahu si conferma, a sorpresa, il primo partito israeliano. Quasi tutti i sondaggi, prima delle elezioni, lo davano dietro al partito del principale contendente, Gadi Eisenkot. La coalizione dell’estrema destra religiosa che sostiene il premier uscente non raggiunge però la maggioranza parlamentare.
| Partito / blocco | Kan 11 | Channel 12 | Channel 13 | Range |
|---|---|---|---|---|
| BLOCCO ANTI-NETANYAHU | ||||
| Yashar (Eisenkot) | 21 | 22 | 23 | 21–23 |
| Insieme (Bennett-Lapid) | 14 | 12 | 14 | 12–14 |
| Democratici (Golan) | 10 | 9 | 9 | 9–10 |
| Yisrael Beiteinu (Lieberman) | 8 | 9 | 7 | 7–9 |
| TOTALE BLOCCO | 53 | 52 | 53 | 52–53 |
| BLOCCO NETANYAHU | ||||
| Likud (Netanyahu) | 25 | 24 | 25 | 24–25 |
| Otzma Yehudit (Ben Gvir) | 7 | 6 | 6 | 6–7 |
| Shas (Deri) | 6 | 8 | 6 | 6–8 |
| Giudaismo unito nella Torah | 6 | 6 | 7 | 6–7 |
| Sionismo religioso (Smotrich) | 6 | 6 | 6 | 6 |
| TOTALE BLOCCO | 50 | 50 | 50 | 50 |
| LISTE ARABE | ||||
| Lista comune | 10 | 11 | 10 | 10–11 |
| Ra’am (Mansour Abbas) | 7 | 7 | 7 | 7 |
| TOTALE LISTE ARABE | 17 | 18 | 17 | 17–18 |
| SOTTO LA SOGLIA ELETTORALE | ||||
| Amcha Yisrael (Winter) | 0 | 0 | 0 | 0 |
| Riservisti – Partito economico | 0 | 0 | 0 | 0 |
| TOTALE KNESSET | 120 | 120 | 120 | 120 |
Fonti: exit poll Kan 11, Channel 12 e Channel 13 del 27 ottobre 2026.
I numeri sono proiezioni e non risultati ufficiali dello scrutinio.
Maggioranza parlamentare: 61 seggi su 120.
I primi exit poll diffusi dalle televisioni israeliane alla chiusura delle urne assegnano al suo blocco 50 seggi, contro i 52-53 conquistati dal campo dell’opposizione, guidato di fatto da Gadi Eisenkot. Quest’ultimo, nonostante il vantaggio, è ancora lontano dai 61 deputati necessari per formare un governo. Le formazioni palestinesi, Ra’am e Lista comune, conquistano complessivamente tra 17 e 18 seggi, un risultato che potrebbe renderle determinanti per gli equilibri parlamentari. Le prime proiezioni lasciano dunque aperta la possibilità di uno stallo, scenario che consentirebbe a Netanyahu di rimanere alla guida del governo uscente durante le trattative per la formazione di una nuova maggioranza.
Le prime proiezioni diffuse dalle televisioni israeliane alla chiusura dei seggi indicano che né il blocco di Benyamin Netanyahu né quello guidato da Gadi Eisenkot raggiungono la maggioranza di 61 deputati alla Knesset.
Il risultato preliminare apre la possibilità di lunghe trattative per la formazione del governo. Secondo Reuters, lo stallo potrebbe favorire Netanyahu, consentendogli di rimanere alla guida dell’esecutivo con funzioni provvisorie mentre i partiti cercano una coalizione.
Le conseguenze per Gaza. L’eventuale prolungamento del governo Netanyahu potrebbe complicare la negoziazione sull’attuazione del piano statunitense, già rinviata in attesa delle elezioni. Restano sospesi l’ingresso dell’amministrazione tecnocratica palestinese, la formazione della nuova polizia, il dispiegamento della forza internazionale e l’avvio della ricostruzione.
Blocchi contrapposti ma una maggioranza ancora da trovare – Il punto sui blocchi
Le elezioni israeliane si sono trasformate in un referendum sul futuro politico di Benyamin Netanyahu, al potere da quasi due decenni e alla guida del blocco dell’estrema destra religiosa, composto dal Likud, dai partiti dei ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich e dalle formazioni ultraortodosse Shas e Giudaismo unito nella Torah. A contendergli la guida del prossimo governo è l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, leader di Yashar, che guida di fatto il campo del cambiamento, nel quale si collocano anche i Democratici di Yair Golan, Insieme degli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid e Israele è la nostra casa di Avigdor Lieberman.
La partita, tuttavia, non riguarda soltanto il primato tra Yashar e Likud. Con una Knesset di 120 deputati e una maggioranza fissata a 61 seggi, anche un vantaggio consistente dell’opposizione potrebbe non bastare a formare un governo. Le formazioni che si oppongono a Netanyahu sono divise sulla leadership e sull’eventualità di un accordo con i partiti espressione dei palestinesi cittadini di Israele, Raam di Mansour Abbas e Lista unita, che potrebbero risultare decisivi. Il premier uscente, al contrario, può contare sul sostegno dei suoi alleati e punta a impedire la formazione di una maggioranza alternativa, conservando la carica anche in caso di stallo parlamentare.
A pesare sul voto sono stati anche il fallimento della sicurezza israeliana il 7 ottobre 2023, la mancata istituzione di una commissione d’inchiesta statale e l’esenzione dal servizio militare per i giovani ultraortodossi. Sono le prime elezioni dopo oltre tre anni di guerra, durante i quali Israele ha devastato la Striscia di Gaza e allargato le operazioni militari al Libano e all’Iran. La distruzione di Gaza e le condizioni di milioni di palestinesi sotto occupazione sono tuttavia rimaste sostanzialmente fuori dalla campagna elettorale, dominata dalla contrapposizione tra Netanyahu ed Eisenkot, entrambi contrari alla nascita di uno Stato palestinese.