Pagine Esteri (nella foto fermo immagine da YouTube il candidato della sinistra Ivan Cepeda) – La Colombia si prepara a una delle elezioni più polarizzate degli ultimi decenni. Il primo turno delle presidenziali ha consegnato un risultato sorprendente sotto molti punti di vista: il candidato di destra radicale Abelardo De La Espriella ha ottenuto il 43,7% dei voti, precedendo di poco meno di due punti percentuali il senatore di sinistra Ivan Cepeda, fermo a poco sotto il 41%. Tra i due contendenti la differenza è stata di circa 668.000 voti, un margine non sufficiente a chiudere la partita prima del ballottaggio del 21 giugno.
L’esito finale è oggetto di discussione. Cepeda e i suoi alleati hanno invitato alla prudenza, sostenendo che occorre attendere la verifica formale dei risultati da parte delle commissioni elettorali. Nel suo discorso ai sostenitori riuniti a Bogotà, il parlamentare sessantatreenne ha affermato che il suo movimento sta raccogliendo informazioni su possibili irregolarità e frodi registrate in un numero ancora imprecisato di seggi.
«Stiamo verificando, attraverso il nostro meccanismo di sicurezza e di osservazione elettorale, il numero esatto delle persone coinvolte», ha dichiarato Cepeda. Secondo il candidato progressista, solo dopo il completamento delle verifiche sarà possibile esprimere una valutazione definitiva sull’esito del voto.
La sfida tra i due candidati è uno spartiacque. In gioco di fatto vi è il giudizio degli elettori sul governo del presidente Gustavo Petro, il primo leader di sinistra eletto nella storia moderna della Colombia. Dopo quattro anni caratterizzati da ambiziose riforme sociali, tensioni con il mondo imprenditoriale e risultati controversi sul fronte della sicurezza, il Paese appare diviso tra chi vuole proseguire il percorso avviato e chi si lasciare attirare dalla retorica della destra, senza dimenticare la pesante influenza degli Stati Uniti.
De La Espriella, avvocato quarantasettenne senza precedenti incarichi elettivi, ha costruito la propria candidatura presentandosi come un outsider estraneo alle tradizionali élite politiche. Il suo stile diretto e le sue proposte securitarie gli hanno attirato paragoni con il presidente salvadoregno Nayib Bukele, estremista di destra e stretto alleato di Trump. Al centro della sua campagna vi sono la promessa di una dura offensiva contro i gruppi armati, la costruzione di dieci mega-carceri e un rafforzamento delle forze dello Stato contro narcotraffico e criminalità organizzata.
Parallelamente, il candidato della destra ha cercato di ampliare il proprio consenso promettendo investimenti nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria e nell’edilizia popolare per le fasce più povere della popolazione. De La Espriella sostiene inoltre di aver finanziato la sua campagna senza contributi di partiti politici o grandi imprese, una dichiarazione che non ha potuto essere verificata in modo indipendente.
Sul fronte opposto, Ivan Cepeda ha impostato la propria candidatura sulla continuità con molte delle riforme sociali promosse dall’attuale governo. Figlio di un dirigente comunista assassinato durante la lunga stagione della violenza politica colombiana, Cepeda è una figura storica della difesa dei diritti umani e delle vittime del conflitto armato.
Il candidato della sinistra propone di rilanciare il dialogo con i gruppi armati illegali nel tentativo di raggiungere accordi di pace più ampi, nonostante i risultati limitati ottenuti finora dalla strategia negoziale dell’amministrazione Petro. Sul piano economico intende approfondire le politiche redistributive, aumentando la tassazione dei redditi più elevati, ampliando la copertura sanitaria e assegnando un milione di ettari di terra alle vittime del conflitto interno che per oltre sessant’anni ha insanguinato il Paese.
Lo scontro tra i due candidati è stato anche se non soprattutto una battaglia ideologica. Cepeda ha definito il rivale un rappresentante del «fascismo mafioso», richiamando il suo passato professionale di avvocato. De La Espriella, dal canto suo, accusa Cepeda di voler perpetuare le politiche economiche di Petro, comprese le restrizioni ai nuovi progetti petroliferi.
Le prospettive per il secondo turno sembrano favorire De La Espriella. Diversi esponenti della destra e del centrodestra hanno già annunciato il loro sostegno a De La Espriella. Tra questi figura la senatrice Paloma Valencia, esponente vicina all’ex presidente Álvaro Uribe, che dopo aver ottenuto meno del 7% dei voti ha invitato i propri elettori a convergere sul candidato conservatore. Anche Uribe ha espresso il suo appoggio.
Tuttavia il risultato finale resta aperto. L’affluenza si è fermata al 58% dei circa 41 milioni di aventi diritto, lasciando un ampio bacino di cittadini che potrebbero essere mobilitati nelle prossime settimane. La capacità dei due candidati di convincere gli astensionisti potrebbe rivelarsi decisiva.
La campagna elettorale è stata inoltre attraversata da tensioni diplomatiche con il vicino Ecuador. Alla vigilia del voto, il ministero degli Esteri colombiano ha accusato il presidente ecuadoriano Daniel Noboa di interferenza nelle elezioni dopo che quest’ultimo aveva annunciato la futura eliminazione dei dazi commerciali bilaterali a seguito di una conversazione con De La Espriella.
Mentre le autorità elettorali completano le verifiche e le accuse di irregolarità vengono esaminate, la Colombia entra ora nella fase più delicata della campagna. Il ballottaggio del 21 giugno non deciderà soltanto il nome del prossimo presidente, ma determinerà anche se il Paese continuerà lungo il percorso di riforme inaugurato da Petro o se imboccherà una strada completamente diversa, fondata sulla sicurezza e su una marcata svolta conservatrice.