Pagine Esteri – L’offensiva delle Rapid Support Forces (RSF) si concentra sempre più sui cieli del Sudan. Nelle ultime settimane gli attacchi con droni lanciati dal gruppo paramilitare, accusato di massacri e stupri di massa, si sono intensificati all’interno e nei dintorni di El Obeid, capoluogo dello Stato del Kordofan Settentrionale, aggravando una crisi umanitaria già drammatica e colpendo una città che rappresenta uno snodo fondamentale tra il centro del Paese e la regione occidentale del Darfur.
Secondo Medici Senza Frontiere (MSF), la popolazione vive in un clima di paura costante. “Gli attacchi con i droni non si limitano agli obiettivi militari: molto spesso colpiscono aree abitate, uccidendo e ferendo civili”, afferma Liesbeth Aelbrecht, coordinatrice delle emergenze dell’organizzazione in Sudan. Dallo scorso giugno, i bombardamenti hanno colpito scuole, un mercato, stazioni di servizio e depositi di carburante, punti di distribuzione dell’acqua e persino la principale centrale elettrica della città, provocando lunghi blackout.

Le conseguenze si ripercuotono su ogni aspetto della vita quotidiana. La distruzione delle infrastrutture e l’insicurezza rendono sempre più difficile garantire i servizi essenziali. L’interruzione della corrente elettrica mette sotto pressione gli ospedali, costretti a razionare l’energia e a dipendere da riserve di carburante ormai quasi esaurite. Il rischio è che vengano sospesi servizi sanitari salvavita proprio mentre aumenta il numero dei feriti e dei malati.
Anche il trasporto dei pazienti è diventato un’impresa. I continui attacchi e l’aumento del costo del carburante rendono pericolosi e costosi gli spostamenti, mentre molti malati rinunciano al le cure, arrivando negli ospedali quando le loro condizioni sono ormai gravemente compromesse.
El Obeid ospita oggi circa mezzo milione di residenti ai quali si aggiungono, secondo le Nazioni Unite, almeno 100 mila sfollati provenienti da altre aree del Paese devastate dalla guerra. Molti sono fuggiti dal Darfur e, in particolare, da El Fasher, teatro negli ultimi mesi di alcuni dei combattimenti più violenti tra l’esercito regolare e le RSF.
“Dopo oltre tre anni di violenze, sfollamenti e perdite, le persone sono esauste”, racconta ancora Aelbrecht. In uno dei campi per sfollati ha incontrato una donna arrivata da El Fasher dopo un viaggio a piedi durato ventuno giorni. Era giunta scalza, dopo aver assistito a sofferenze indicibili, convinta di aver trovato un luogo relativamente sicuro. Oggi anche El Obeid è diventata bersaglio degli attacchi, trasformando nuovamente la sua vita in un incubo. Una vicenda che, sottolinea MSF, rappresenta la storia di migliaia di sudanesi costretti a fuggire più volte.

La crescente insicurezza sta compromettendo anche il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Gli operatori incontrano enormi difficoltà a spostarsi e a raggiungere le comunità più vulnerabili in una delle regioni già meno accessibili del Sudan. La distribuzione di cibo, medicinali e acqua potabile procede con estrema lentezza proprio mentre aumentano i bisogni della popolazione.
Le condizioni di vita nei campi e negli insediamenti improvvisati sono sempre più precarie. Molte famiglie vivono in rifugi di fortuna, sovraffollati, con un accesso molto limitato all’acqua potabile e ai servizi igienici. L’inizio della stagione delle piogge rischia di aggravare ulteriormente la situazione, favorendo la diffusione di epidemie come il colera, già segnalato in diverse aree del Paese.
La nuova offensiva su El Obeid si inserisce nella guerra civile che, scoppiata nell’aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF, l’esercito regolare), guidate dal generale Abdel Fattah al Burhan, e le Rapid Support Forces del generale Mohamed Hamdan Dagalo (detto Hemedti), continua a devastare il Sudan senza che emergano prospettive concrete di una soluzione negoziata. Negli ultimi mesi l’esercito ha riconquistato Khartoum e gran parte del Sudan centrale, mentre le RSF mantengono il controllo di vaste aree del Darfur e di porzioni del Kordofan, dove i combattimenti sono diventati particolarmente intensi.
Secondo le Nazioni Unite, il Sudan è oggi teatro della più grave crisi umanitaria al mondo. Oltre 14 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e più di 30 milioni necessitano di assistenza umanitaria. In diverse aree del Darfur e del Kordofan la fame ha raggiunto livelli catastrofici e sono già state dichiarate condizioni di carestia. Le agenzie umanitarie denunciano inoltre continui attacchi contro civili, ospedali e infrastrutture essenziali, mentre l’accesso agli aiuti resta ostacolato dai combattimenti e dalle restrizioni imposte dalle parti in guerra. In questo contesto, l’intensificazione degli attacchi con droni contro El Obeid rappresenta un’ulteriore escalation di un conflitto che continua a colpire soprattutto la popolazione civile, sempre più intrappolata tra le esigenze militari dei contendenti e una crisi umanitaria senza precedenti. Pagine Esteri