Pagine Esteri (foto di Silvia Casadei) – Nel Libano meridionale persino le ambulanze non garantiscono più protezione. Nelle ultime 24 ore sei paramedici libanesi sono stati uccisi in due distinti attacchi israeliani, episodi che Beirut denuncia come nuove e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

Il ministero della Salute libanese ha riferito oggi che quattro membri dell’Associazione Sanitaria Islamica sono stati uccisi la notte scorsa a Hanaway, nel sud del Libano. Poche ore dopo, altri due paramedici dell’Associazione Scout Al-Risala hanno perso la vita a Deir Qanoun En-Nahr mentre prestavano soccorso ai feriti.

Un video mostra gli ultimi istanti prima dell’attacco. Due uomini con giubbotti gialli sono inginocchiati sul bordo della strada accanto a una persona ferita. Un’ambulanza si avvicina lentamente. Poi un lampo improvviso, il boato dell’esplosione e il fumo. Quando le immagini tornano nitide, i soccorritori giacciono a terra. Reuters ha verificato la localizzazione del filmato identificando edifici, alberi e la disposizione delle strade nella parte occidentale di Deir Qanoun En-Nahr.

Il bilancio complessivo dell’attacco nella cittadina è salito a sei morti, tra cui due medici e un bambino siriano. Solo pochi giorni prima, martedì, la stessa località era stata devastata da un raid aereo israeliano che aveva causato 14 vittime, il singolo bombardamento più letale registrato dalla proclamazione della tregua. Tra i morti figuravano quattro bambini e tre donne.

Ieri decine di persone hanno accompagnato le bare delle vittime lungo le strade della cittadina meridionale. Alcune erano avvolte nella bandiera gialla di Hezbollah, altre in quella verde del movimento Amal. In mezzo al corteo funebre spiccavano le fotografie dei bambini uccisi.

L’esercito israeliano sostiene di aver colpito «un terrorista di Hezbollah in una struttura utilizzata per scopi militari» nella zona di Deir Qanoun. Una versione che però si scontra con le immagini delle famiglie sepolte sotto le macerie e con il numero crescente di civili uccisi.

In circa tre mesi oltre 3.100 libanesi sono stati uccisi dai raid israeliani. Tra loro ci sono più di 210 bambini, quasi 300 donne e oltre 120 operatori sanitari, secondo le statistiche del ministero della Salute libanese.

Il diritto internazionale umanitario garantisce una protezione specifica ai soccorritori, alle strutture mediche e alle infrastrutture civili. Tuttavia, ospedali e centri sanitari del Libano meridionale continuano a essere colpiti. L’Organizzazione mondiale della sanità ha riferito che diversi ospedali sono stati danneggiati o resi completamente inutilizzabili dagli attacchi israeliani.

Ieri un raid vicino all’ospedale di Tebnine ha devastato tutti e tre i piani dell’edificio, danneggiando il pronto soccorso, la terapia intensiva, il reparto chirurgico e le ambulanze parcheggiate all’esterno. Per molte comunità del sud, già isolate dai bombardamenti continui, la distruzione delle strutture sanitarie significa perdere l’ultima possibilità di cura e sopravvivenza.

Nel frattempo continua anche la crisi degli sfollati. Israele ha più volte ordinato l’evacuazione di città e villaggi del Libano meridionale, intimando alla popolazione di dirigersi verso nord, perfino durante la tregua. Più di un milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Molti però hanno scelto di restare, incapaci di sostenere i costi di un nuovo alloggio oppure decisi a non abbandonare le terre d’origine.