Il governo israeliano accelera la trasformazione giuridica e amministrativa della Cisgiordania occupata con una serie di decisioni approvate dal gabinetto di sicurezza che intervengono direttamente sulla proprietà della terra, sui registri fondiari e sull’applicazione delle leggi nei territori palestinesi. Tra le misure più rilevanti c’è la cancellazione di una legge di epoca giordana che vietava la vendita di terreni a ebrei nella Cisgiordania occupata. La decisione apre alla possibilità di acquisti diretti di proprietà e si accompagna alla riattivazione di un comitato statale per le acquisizioni fondiarie e alla desecretazione dei registri della proprietà, finora non pubblici. Qualsiasi cittadino israeliano potrà accedere ai registri e recuperare nomi e dati dei proprietari palestinesi delle case che si vorrebbero possedere. Per convincerli a “vendere” qualsiasi metodo sarà ammesso: pressioni, minacce, coercizione.
Il pacchetto è stato promosso da ministri dell’attuale governo con l’obiettivo dichiarato di rimuovere ostacoli burocratici e favorire lo sviluppo delle colonie. Le modifiche prevedono anche il trasferimento di competenze edilizie e di pianificazione dalle autorità palestinesi all’amministrazione civile israeliana in aree sensibili come Hebron, compresi i siti religiosi attorno alla moschea di Ibrahim, modificando gli equilibri amministrativi stabiliti dagli Accordi di Oslo, che verrebbero nei fatti cancellati dalle nuove leggi di Tel Aviv, illegali per il diritto internazionale.
Infatti le norme non riguardano solo le aree palestinesi controllate dall’esercito occupante: il governo intende ampliare l’applicazione delle leggi e delle attività anche in aree della Cisgiordania formalmente amministrate dall’Autorità nazionale palestinese. Le nuove disposizioni permettono interventi più ampi delle autorità israeliane su questioni legate a costruzioni considerate illegali, gestione del territorio, ambiente e patrimonio archeologico, rafforzando la presenza amministrativa israeliana oltre le zone tradizionalmente sotto pieno controllo militare.
Le decisioni sono state presentate dai promotori come una normalizzazione amministrativa e una risposta a presunte violazioni edilizie e territoriali. Per i palestinesi e per diversi osservatori israeliani rappresentano invece un cambiamento strutturale che amplia il raggio d’azione dello Stato israeliano nei territori occupati e modifica gli equilibri giuridici stabiliti dagli accordi precedenti, introducendo nuovi strumenti legali e burocratici destinati a incidere sulla gestione della terra e sulle competenze delle istituzioni palestinesi.
È l’annessione di fatto della Cisgiordania, il tentativo di distruggere una volta per tutte il diritto alla nascita di uno Stato Palestinese, come ha dichiarato il promotore delle riforme, il ministro Bezalel Smotrich.
L’articolo Israele annette la Cisgiordania e cancella Oslo proviene da Pagine Esteri.