Trump incolpa Zelensky per la crisi del petrolio, mentre nega qualsiasi problema relativo alla guerra che ha scatenato sullo stretto di Hormuz. Per il presidente statunitense, a pesare sul mercato energetico internazionale sarebbero invece gli attacchi ucraini contro le infrastrutture russe legate alla produzione di carburante. “Zelensky deve smettere”, ha dichiarato domenica, sostenendo che le operazioni di Kiev stanno provocando una carenza di diesel che “sta danneggiando il mondo”.

Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato gli attacchi con droni a lunga distanza contro le raffinerie russe, riducendo la produzione di carburante e provocando carenze di benzina in Russia. Kiev considera gli impianti obiettivi militari legittimi, mentre le proprie infrastrutture energetiche continuano a essere colpite dalle forze russe.

Trump ha riferito di aver già affrontato direttamente la questione con Zelensky: “Ci sono molti altri obiettivi. Non colpite il diesel”. La richiesta arriva mentre negli Stati Uniti il prezzo medio nazionale del carburante ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone.

Il presidente Usa ha però escluso che l’attuale situazione sia collegata alla crisi nello stretto di Hormuz. Secondo Trump, il problema sarebbe da ricondurre alla guerra tra Russia e Ucraina e, in particolare, agli attacchi di Kiev contro il settore energetico russo.

A ridimensionare la versione di Trump sono però i dati ufficiali sull’impatto della guerra nello stretto di Hormuz. Prima del conflitto vi transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi al giorno, pari a circa un quarto del commercio mondiale via mare. Nei primi mesi della crisi il flusso medio è crollato a 2,7 milioni di barili al giorno, con una riduzione dell’86,5%, mentre l’UNCTAD ha registrato un calo di circa il 95% dei transiti navali. Ad agosto, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le esportazioni petrolifere complessive dei Paesi del Golfo erano ancora quasi dimezzate rispetto ai livelli precedenti alla guerra; quelle di greggio risultavano inferiori di quasi il 45%, mentre prodotti raffinati e GPL segnavano un calo vicino al 60%. Le esportazioni nette di diesel dal Golfo erano scese a poco più di un quarto dei livelli prebellici.