Pagine Esteri – Nei giorni scorsi il cancelliere tedesco Friedrich Merz e i suoi partner di governo dell’Spd (socialdemocratici) hanno concordato un drastico piano di austerità che potrebbe portare fino a 40 miliardi di euro di tagli al sistema sanitario pubblico (GKV) entro il 2030.
La scorsa estate, d’altronde, il primo ministro aveva avvisato, intervenendo il 23 agosto a una conferenza della Cdu – il Partito Cristiano Democratico – che «lo stato sociale che abbiamo oggi non può essere finanziato con ciò che l’economia produce».
Effettivamente l’economia tedesca da anni è ferma o addirittura in recessione, avendo registrato un segno negativo sia nel 2023 sia nel 2024 mentre quest’anno il Pil del paese ristagna con una crescita dello 0,5%. Da più parti si lancia quindi l’allarme sull’aumento della spesa sociale dovuta soprattutto al rapido invecchiamento della popolazione.
Per questo il governo ha annunciato quelle che ha definito “decisioni difficili” dirette a mettere mano alla spesa pubblica.

La “riforma sanitaria” promossa dalla ministra Nina Warken (Cdu) prevede misure immediate e drastiche per i cittadini e le famiglie, tra cui un aumento generalizzato dei ticket sanitari – che aumenteranno del 50% – e  l’eliminazione di varie prestazioni precedentemente assicurate gratuitamente. Anche l’accesso ai trattamenti di psicoterapia sono stati investiti dalla scure dei tagli. na parte consistente dei tagli, pari a 11,3 miliardi di euro, verrà inoltre trasferita su ospedali, medici e industria farmaceutica.
Il piano, concepito per colmare un deficit dei fondi di assicurazione sanitaria che potrebbe raggiungere i 15 miliardi di euro entro il 2027, peserà fortemente sui redditi delle fasce medio-basse della popolazione.

La verità, però, è che la maggior parte dei risparmi annunciati servono a liberare risorse per aumentare le spese militari.

Il piano di austerità presentato da Berlino, soprannominato dal governo “Autunno delle riforme”, prevede infatti un trasferimento diretto di risorse finanziarie dalla sanità al rafforzamento della Bundeswehr, le Forze armate tedesche.
Secondo i dati ufficiali pubblicati dai media tedeschi, il bilancio militare di Berlino salirà a 83 miliardi di euro di spese operative e a 108 miliardi di euro di spesa totale entro la fine del 2026. Il governo vuole assolutamente rispettare l’impegno assunto con il Patto Atlantico e portare la spesa militare al 3,5% del proprio PIL entro la fine del decennio, nonostante il disimpegno statunitense in Europa.
Una parte importante dei finanziamenti aggiuntivi andrà a sostenere lo sforzo per modernizzare le forze armate tedesche, mentre un’altra parte servirà a sostenere lo sviluppo dell’industria degli armamenti.

Come hanno rivelato i rapporti del SIPRI – l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma – già nel 2025 la Germania è diventata il paese europeo che spende di più per la Difesa, superando il Regno Unito con circa 97 miliardi di euro. Il balzo del 24% rispetto all’anno precedente ha permesso a Berlino di piazzarsi al quarto posto nel mondo dopo Stati Uniti, Cina e Russia. Ma i piani per i prossimi anni sono ancora più audaci: se il progetto di bilancio per il 2026 prevede una spesa militare di 108 miliardi di euro, ne 2029 si dovrebbe arrivare a 152 miliardi e poi a 168 nel 2030.

L’enorme aumento della spesa per le armi e l’esercito viene giustificata anche con la necessità di ridare slancio all’economia del paese che da anni ormai soffre il crollo del settore automobilistico, da cui la necessità di trasformare gli stabilimenti che producevano automobili in fabbriche di carri armati e altri mezzi militari.

Evoluzione della spesa militare della Germania

Ma ormai da tempo la Repubblica Federale ha elaborato e presentato una strategia militare globale con l’obiettivo dichiarato di rendere la Bundeswehr la forza armata convenzionale dominante nel continente europeo.

Il Ministro della Difesa, il socialdemocratico Boris Pistorius, ha giustificato questa svolta bellicosa con la premessa di un “ordine internazionale imprevedibile e pericoloso”, indicando direttamente la Russia come “la minaccia più grande e immediata” alla cosiddetta “sicurezza transatlantica”. Secondo il documento presentato a Berlino, gran parte del quale rimane comunque coperto dal segreto di Stato, il governo presume che Mosca “si stia preparando ad un attacco contro il territorio alleato”, “obbligando” le forze armate tedesche a una trasformazione radicale per sostenere una “deterrenza attiva” e prepararsi ad una eventuale guerra.

Il principio cardine di questa nuova dottrina è l’aumento massiccio e accelerato del personale militare, che evoca anche una mobilitazione generale della società. Il piano governativo prevede di raggiungere una forza operativa di 460.000 soldati entro la metà del prossimo decennio. Il piano prevede che 200.000 unità faranno parte di una riserva addestrata, destinata a fungere da “anello di congiunzione indissolubile” tra le forze armate e la società civile.

Per raggiungere questi obiettivi, Pistorius si affida a un nuovo sistema di reclutamento che combina “incentivi economici” con visite mediche obbligatorie per tutti i giovani, nonché un sistema che obbliga i soldati a notificare alle autorità militari l’intenzione di lasciare il Paese per più di tre mesi.
Sebbene il Segretario di Stato Nils Hilmer abbia affermato che il ripristino della coscrizione obbligatoria “non è attualmente all’ordine del giorno”, la strategia finora adottata lascia aperta la possibilità di una sua immediata attivazione qualora le quote di reclutamento volontario non soddisfino le richieste della NATO di “mettere in sicurezza il fianco orientale” dell’Alleanza Atlantica.

La strategia è completata da un “Profilo di Capacità” incentrato sulla difesa aerea, all’interno del quale i sistemi Patriot svolgono un ruolo fondamentale come pilastri della forza tedesca, e da un “Programma di Deburocratizzazione”. Quest’ultima misura mira a eliminare gli ostacoli amministrativi interni per accelerare la mobilitazione delle truppe e la gestione industriale delle risorse, stabilendo una data di scadenza automatica per tutti i regolamenti interni non utili in uno scenario di conflitto imminente bypassando così varie procedure attualmente esistenti varate in ossequio al meccanismo del controllo democratico sull’operato dell’esercito.

Questo cambio di rotta è sostenuto da un investimento senza precedenti dal 1945. Secondo documenti interni rivelati da Politico nell’ottobre 2025, il cancelliere Friedrich Merz aveva pianificato di investire 377 miliardi in un programma di riarmo che comprende 320 progetti di armamenti per la difesa terrestre, marittima, aerea, spaziale e cibernetica. Per finanziare questo arsenale, Berlino ha adottato un nuovo modello di bilancio che esclude la spesa militare dal freno costituzionale al debito, privilegiando il riarmo rispetto alla stabilità fiscale e ai servizi pubblici. Questo massiccio trasferimento di risorse pubbliche andrà a beneficio principalmente del complesso militare-industriale nazionale; aziende come Rheinmetall hanno già ricevuto contratti per un valore di 88 miliardi di euro per i veicoli blindati Puma e Boxer, mentre l’azienda bavarese Diehl Defence fornirà sistemi missilistici per un valore di oltre 4,2 miliardi di euro.

Il riarmo tedesco si estende anche allo spazio, con 14 miliardi di euro stanziati per la realizzazione di satelliti di sorveglianza e sistemi di telecomunicazione, al fine di consolidare la potenza tecnologica tedesca all’interno della Nato.

Per ora, la Germania mantiene la sua estrema dipendenza dall’industria militare statunitense, come dimostra l’acquisto, per un valore di 14 miliardi di euro, di un gran numero di caccia F-35 e missili Tomahawk.

Anche se la direzione del Partito Socialdemocratico, all’interno del quale Pistorius gode di un potere sempre più consolidato, difende i tagli e il riarmo, parlando della necessità di aumentare l’efficienza strutturale del sistema di welfare, associazioni e sindacati legati al partito di centrosinistra non hanno mancato di criticare la decisione.
Il blocco sindacale formato da Dgb, IG Metall e Ver.di ha denunciato il progetto governativo come lesivo dei diritti dei cittadini e affermando che non devono essere i lavoratori a pagare il piano di riarmo. Secondo le organizzazioni sindacali, il governo starebbe usando la presunta minaccia russa come pretesto per realizzare tagli allo stato sociale senza precedenti che compromettono la qualità dell’assistenza sanitaria pubblica. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria