Pagine Esteri (foto di Biblioteca del Congreso Nacional de Chile) – A sei mesi dall’arrivo alla Moneda, José Antonio Kast è nel momento più difficile dall’inizio della sua presidenza. L’ultimo sondaggio di Agenda Criteria porta il consenso al presidente al 30%, tre punti in meno in una settimana, il dato più basso dal suo insediamento. La disapprovazione sale al 58%. A marzo, nelle prime settimane di governo, Kast aveva raggiunto il 46% dei consensi.
I numeri dell’economia accompagnano quelli dei sondaggi. A luglio l’Imacec, l’indicatore mensile dell’attività economica cilena, è diminuito dell’1,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e dell’1,7% rispetto a giugno. Anche senza considerare il settore minerario, l’attività economica è scesa dello 0,3%. La disoccupazione nel trimestre maggio-luglio ha raggiunto il 9,5%: gli occupati sono diminuiti dello 0,2%, i disoccupati sono aumentati del 10,4%.
Il pessimismo è ancora più netto quando le domande arrivano direttamente alle famiglie. Il 63% considera che il Cile stia andando nella direzione sbagliata, cinque punti in più rispetto alla rilevazione precedente, soltanto il 32% pensa il contrario. Il 91% ha aspettative negative sull’occupazione, il dato peggiore dalla metà del 2020, quando il Paese era dentro la pandemia. L’82% giudica negativamente la propria capacità di acquistare beni e servizi, il risultato peggiore da quando questa domanda viene posta, nel 2014. Soltanto un cileno su dieci dice che il proprio reddito familiare permette di arrivare alla fine del mese e anche di risparmiare.
Kast aveva iniziato il suo mandato promettendo sicurezza, crescita e un cambio netto rispetto agli anni di Gabriel Boric. Dopo cento giorni il 49% dei cileni intervistati da Criteria considerava il nuovo governo peggiore di quanto si aspettasse, contro appena il 14% che lo giudicava migliore delle aspettative. Il consenso, vicino al 45% nelle prime settimane, era sceso al 38% a giugno, poi al 34-35% durante agosto. Ora è al 30%.
È in queste settimane che il governo ha presentato una delle sue riforme più controverse.
Sono otto modifiche costituzionali dedicate alla sicurezza e al contrasto al crimine organizzato. Tra queste c’è la possibilità di introdurre un nuovo stato di eccezione per la «sicurezza pubblica». Potrebbe essere dichiarato direttamente dal presidente davanti a quella che il governo considera una grave minaccia alla sicurezza e durare fino a 240 giorni, otto mesi, senza l’approvazione del Congresso.
Durante lo stato di eccezione potrebbero essere limitate la libertà di movimento, quella di riunione e quella di associazione. Le autorità potrebbero inoltre intercettare comunicazioni e sequestrare beni nelle zone interessate.
Human Rights Watch ha chiesto al Congresso cileno di respingere la proposta. Juanita Goebertus, direttrice della Divisione Americhe dell’organizzazione, ha parlato di «una pericolosa concentrazione di potere nelle mani dell’esecutivo» e del rischio di compromettere «diritti fondamentali e istituzioni democratiche».
«Si dà attribuzioni che un presidente non dovrebbe avere in una democrazia. Kast è davvero arrivato a un punto molto estremo», ha detto all’AFP Camila Aramena, studentessa di amministrazione pubblica di 22 anni.
Giovedì 3 settembre gli studenti sono tornati nelle strade di Santiago. Il corteo era stato convocato dall’Asamblea Coordinadora de Estudiantes Secundarios, dalla Red de Solidaridad Estudiantil e dalla Confech contro le politiche del governo sulla sicurezza e sull’istruzione, la cosiddetta megariforma e la Ley Escuelas Protegidas. La manifestazione aveva ottenuto l’autorizzazione per attraversare il centro della capitale da Plaza Baquedano fino a Los Héroes.
Non ci è arrivata. All’altezza dell’Universidad Católica, Carabineros ha bloccato il corteo. Sono entrati in azione i mezzi antisommossa, gli idranti e i gas lacrimogeni. «¡Igual que Pinochet!», hanno gridato alcuni manifestanti davanti alla polizia.
«Oggi torniamo a mobilitarci di fronte alla repressione che subiamo, nonostante abbiamo un’autorizzazione», ha denunciato Darling Marchant, portavoce dell’ACES.
Poi la domanda rivolta direttamente alla Moneda: «Quando arriverà una megariforma che serva davvero ad avere un’educazione dignitosa, ad aumentare le pensioni e ad alleggerire le spese delle nostre famiglie? O le megariforme esistono soltanto per beneficiare i grandi imprenditori di questo Paese?».
Laura Mlynarz, presidente della Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile e portavoce della Confech, ha definito quello di Kast «un governo autoritario, un governo di tagli, di arretramento, un governo che vuole assomigliare sempre di più ai tempi della dittatura di questo Paese».
Secondo Mlynarz, decine di studenti sono stati fermati e oltre quattrocento sono stati colpiti dagli effetti dei gas. «Il governo non vuole ascoltare il movimento studentesco», ha detto. La Confech ha già indicato la prossima data: primo ottobre, una giornata di mobilitazione e paralisi mentre inizierà la discussione sulla legge di bilancio 2027. Al centro ci saranno finanziamento dell’università, educazione pubblica, salute mentale, alimentazione e trasporti.
Le proteste hanno attraversato Santiago proprio mentre alla Moneda arrivava Javier Milei.
Il presidente argentino era in Cile per partecipare al quinto incontro del Foro Madrid, appuntamento dell’estrema destra internazionale a cui ha preso parte anche Kast. Davanti alla platea Milei ha definito gli avversari politici «zurdos mugrosos» e ha scelto il Cile per una rilettura particolare della sua storia recente.
«Dopo il rovesciamento del comunista Allende, il Cile entrò in un periodo di stabilità e crescita che durò più di quarant’anni», ha detto il presidente argentino.
Parole pronunciate a Santiago a pochi giorni dall’11 settembre, cinquantatreesimo anniversario del golpe militare che rovesciò il governo di Salvador Allende e aprì i diciassette anni della dittatura di Augusto Pinochet.
Il Partido Socialista cileno ha risposto con un comunicato: «Non si tratta semplicemente di un’espressione fuori luogo né di una differenza ideologica. È inaccettabile che un presidente straniero venga in Cile a rivendicare un colpo di Stato contro un presidente eletto democraticamente e a utilizzare epiteti e volgarità per riferirsi a chi la pensa diversamente».
«Io non lo avrei detto», ha spiegato qualche giorno dopo a Radio ADN. Poi ha aggiunto: «Non commenterò le parole pronunciate da Javier Milei».
Il presidente cileno ha definito il Foro Madrid «un evento privato con connotazione pubblica» e ha preferito riportare l’attenzione sull’incontro bilaterale avuto alla Moneda.
Da giorni Cile e Argentina discutevano sulla sovranità dello Stretto di Magellano, dopo alcune dichiarazioni arrivate da Buenos Aires. Il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno aveva definito l’Argentina un Paese «bioceanico», mentre Patricia Bullrich aveva parlato del «controllo» argentino sulla zona.
Kast e Milei hanno provato a chiudere la questione con un comunicato congiunto, riaffermando la validità del Trattato sui confini del 1881 e del Trattato di pace e amicizia del 1984 e riconoscendo la sovranità cilena sullo Stretto. Ma secondo Cadem il 47% dei cileni ha giudicato «male o molto male» la gestione di Kast nella controversia, contro il 44% che l’ha valutata positivamente.
Le critiche sono arrivate anche al ministro degli Esteri Francisco Pérez Mackenna. Alcuni parlamentari dell’opposizione hanno annunciato l’intenzione di interpellarlo in Congresso. Kast lo ha difeso: «Abbiamo un grande cancelliere e io apprezzo il lavoro che ha fatto». E ancora: «La mia valutazione del cancelliere è molto positiva».
Il governo sta preparando un dispositivo speciale per l’11 settembre e le manifestazioni che accompagneranno l’anniversario del golpe del 1973. Carabineros, Policía de Investigaciones e Gendarmería stanno lavorando insieme al ministero della Sicurezza a piani operativi e di emergenza.
«Per l’11 settembre stiamo prendendo tutte le precauzioni», ha annunciato il ministro della Sicurezza Martín Arrau. «Conosciamo la storia e il passato».
Arrau ha invitato a distinguere tra manifestazioni e violenza: «Va bene manifestare pacificamente, commemorare, ma un’altra cosa è la violenza, un’altra cosa è attaccare le caserme della polizia».
Santiago arriverà così all’anniversario del golpe dopo una settimana particolare: studenti dispersi con idranti e lacrimogeni durante una manifestazione autorizzata, una proposta di riforma costituzionale che permetterebbe al presidente di governare fino a otto mesi in stato di eccezione senza il via libera del Congresso, Javier Milei che dalla capitale cilena indica il rovesciamento di Allende come l’inizio di una stagione di «stabilità e crescita».
E José Antonio Kast al 30%. Sei mesi fa entrava alla Moneda promettendo un altro Cile. Il 63% dei cileni oggi dice che il Paese sta andando nella direzione sbagliata.