Nella notte tra domenica e lunedì a Kfar Roummane, nel sud del Libano, una casa abitata è stata rasa al suolo da due attacchi aerei israeliani. Nove membri della stessa famiglia sono morti sotto le macerie. Poco prima, nella stessa località, un drone aveva colpito un’automobile civile sulla quale viaggiavano alcuni soccorritori: altri due morti. Il bilancio aggiornato della National News Agency libanese è di almeno undici vittime, tra cui due bambini e due paramedici. L’esercito israeliano non aveva emesso alcun ordine di evacuazione per i luoghi colpiti.
Tra le vittime dell’abitazione ci sono Mohammad Naim Farhat, i figli Hassan e Hussein, Zahra Ayoub, Maryam, Abdallah, Abbas e Mohammad Hussein Farhat e Fatima Hassan Farhat. Tra i bambini uccisi, un neonato di appena due mesi. I soccorritori hanno lavorato per tutta la notte tra le macerie e le ricerche sono proseguite anche lunedì mattina.
Poco prima dell’attacco alla casa, un drone israeliano aveva centrato un’auto davanti a un supermercato della cittadina, uccidendo due paramedici degli al-Rissala Scouts, l’organizzazione di soccorso legata al movimento Amal, e ferendone un terzo. L’agenzia statale libanese, conferma che si trattava di un veicolo civile e che anche in questo caso non era stato diffuso alcun avvertimento preventivo.
Gli undici morti di Kfar Roummane si aggiungono ai sette uccisi domenica nella regione di Nabatieh. In poco più di ventiquattro ore i bombardamenti israeliani hanno quindi provocato almeno 18 vittime. Se si includono i due uomini uccisi venerdì, sempre a Kfar Roummane, il bilancio sale ad almeno venti morti dal 4 settembre.
Domenica all’alba Israele aveva sottoposto Nabatieh e i centri circostanti a una nuova serie di raid. Due persone erano state uccise a Nabatieh al-Fawqa e due donne ad Arab Salim, dove altre sei persone erano rimaste ferite, tra cui due bambine. Nel pomeriggio un drone aveva poi colpito il parcheggio Fakhrreddine, nel centro di Nabatieh, uccidendo altre tre persone. Complessivamente almeno venti persone erano rimaste ferite, tra cui donne e bambini.
Ad Arab Salim l’esercito israeliano aveva indicato un edificio da evacuare, sostenendo che ospitasse infrastrutture di Hezbollah. Ma circa mezz’ora dopo l’avvertimento un primo bombardamento ha centrato un’altra abitazione, una villa di tre piani, uccidendo le due donne e ferendo sei persone. Solo successivamente è stato distrutto anche l’edificio indicato nell’ordine di evacuazione.
A Nabatieh l’attacco ha investito direttamente anche le strutture dello Stato. Un bombardamento ha gravemente danneggiato gli uffici locali del ministero delle Finanze e dell’Agricoltura; un altro ha ridotto in macerie un edificio storico nel quartiere al-Rahbat, ferendo otto persone. Il presidente libanese Joseph Aoun ha parlato di una «pericolosa escalation», accusando Israele di avere esteso gli attacchi dalle presunte installazioni militari alle istituzioni pubbliche e alle strutture sanitarie del Paese.
Completamente distrutto anche l’ospedale Ghandour di Nabatieh al-Fawqa. La struttura, di quattro piani, aveva smesso di accogliere pazienti nel 2019, con l’inizio della crisi economica libanese, ma conservava ancora sale operatorie, laboratori e apparecchiature diagnostiche. Amina Farhat, moglie del proprietario, ha stimato in diversi milioni di dollari il valore delle perdite. Due uomini sono stati successivamente recuperati morti dalle macerie.
L’esercito israeliano ha ammesso di avere bombardato l’ex ospedale sostenendo che Hezbollah lo avesse trasformato in un centro di comando utilizzato da uomini addetti all’artiglieria e alla sorveglianza. Non ha presentato pubblicamente prove a sostegno dell’accusa. Secondo Tel Aviv, l’intera ondata di bombardamenti di domenica sarebbe stata una risposta al lancio di due droni esplosivi da parte di Hezbollah contro le truppe israeliane schierate nell’area di Ali al-Taher. Uno dei droni sarebbe stato intercettato e l’attacco non avrebbe provocato vittime tra i militari israeliani.
È proprio intorno ad Ali al-Taher che nelle ultime settimane si è concentrata buona parte dell’offensiva israeliana. La cresta domina la regione di Nabatieh e si trova circa 15 chilometri a nord della frontiera. La scorsa settimana Israele ha annunciato di averne assunto il «controllo operativo» e il ministro della Difesa Israel Katz ha sostenuto che con la conquista dell’altura sarebbe stata completata la zona cuscinetto creata unilateralmente dall’esercito nel territorio libanese. Fonti locali hanno contestato che Israele controlli realmente l’intera area.
L’escalation era cominciata già venerdì. Oltre ai due uomini uccisi a Kfar Roummane, gli aerei israeliani avevano colpito Ain al-Tineh, nella Bekaa occidentale: era il primo bombardamento israeliano in quell’area dal mese di giugno.
Tutto avviene mentre formalmente resta in vigore l’accordo raggiunto a giugno sotto la mediazione statunitense. La tregua ha ridotto i combattimenti su larga scala, ma non ha fermato i bombardamenti israeliani né l’occupazione di parte del sud del Libano. Dall’inizio del cosiddetto cessate il fuoco, il 2 marzo, gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 4.300 persone nel Paese. Le truppe di Tel Aviv continuano inoltre a demolire edifici e villaggi all’interno della «zona di sicurezza» proclamata unilateralmente lungo il confine.
Le nuove incursioni hanno provocato un’altra fuga di massa dalla regione di Nabatieh. Nella notte Israele ha ordinato anche l’evacuazione di un edificio e delle case circostanti a Deir al-Zahrani, bombardandolo una ventina di minuti più tardi. A Kfar Roummane, invece, nessuno aveva ricevuto l’ordine di andarsene. Quando sono arrivati i missili, la famiglia Farhat era ancora dentro casa. Pagine Esteri