Era stata una delle poche e rarissime condanne nei confronti di un militare israeliano. Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz ha chiesto oggi al presidente Isaac Herzog di cancellare in anticipo i precedenti penali di Elor Azaria, il soldato che nel marzo 2016 uccise con un colpo alla testa Abdel Fattah al-Sharif, palestinese di 21 anni già ferito, immobilizzato e disteso a terra a Hebron, nella Cisgiordania occupata.
Non si tratta di una richiesta di grazia, come potrebbe apparire, ma della rimozione anticipata dal casellario del reato per il quale Azaria ha trascorso appena nove mesi in carcere.
La richiesta è stata presentata oggi, a dieci anni dall’uccisione di Abdel Fattah, e viene raccontata dal canale israeliano i24NEWS come una misura necessaria a permettere all’ex soldato di “ricostruirsi una vita”.
Katz sostiene che Azaria abbia già pagato un prezzo personale e familiare elevato, che abbia completato il proprio percorso di riabilitazione e che la permanenza della condanna nel casellario gli impedisca di trovare lavoro. In realtà, in assenza di un intervento presidenziale, i precedenti penali sarebbero comunate cancellati automaticamente nel 2032.
Nel racconto del ministro scompare quasi completamente Abdel Fattah al-Sharif. Quando Azaria gli sparò, undici minuti più tardi, al-Sharif era a terra, ferito e ormai incapace di costituire una minaccia. Le immagini dell’esecuzione, registrate da un volontario dell’organizzazione israeliana B’Tselem, mostrarono il soldato prendere la mira e colpirlo alla testa mentre intorno a lui militari e coloni continuavano a muoversi senza alcuna percezione di pericolo.
Come se non bastasse Azaria, che prestava servizio come infermiere militare, non soccorse il ferito. Lo uccise. Durante il processo non mostrò mai rimorso, cambiò più volte versione, sostenendo prima di aver temuto che il palestinese potesse raggiungere un coltello e poi che nascondesse un ordigno sotto gli abiti. Il tribunale militare respinse le sue spiegazioni, giudicandole contraddittorie e non credibili, e nel gennaio 2017 lo condannò per omicidio colposo. La pena iniziale di 18 mesi, già estremamente lieve, venne ulteriormente ridotta. Azaria uscì dal carcere nel maggio 2018 dopo averne scontati circa nove.
Secondo Adalah, il centro legale per i diritti dei cittadini palestinesi di Israele, quella sentenza rappresentò una conferma dell’impunità garantita ai soldati israeliani. Il caso fu eccezionale perché arrivò a una condanna – cosa rarissima per i militari in Israele – mentre la pena fu del tutto coerente con un sistema che attribuisce un valore marginale alla vita dei palestinesi e molto raramente persegue i soldati responsabili di uccisioni illegali.
Katz vuole ora eliminare anche quella traccia minima di responsabilità. Nella lettera inviata a Herzog, il ministro ha collegato la vicenda di Hebron agli attacchi del 7 ottobre 2023, sostenendo che questi avrebbero dimostrato la “natura omicida dell’ideologia terroristica palestinese” e offrirebbero un nuovo contesto alle condizioni nelle quali operano i soldati israeliani. È un salto temporale e politico che trasforma un’uccisione documentata, avvenuta sette anni prima, in un episodio da rileggere alla luce di eventi successivi. La responsabilità individuale di un militare viene così assorbita in una colpa collettiva attribuita a tutti i palestinesi.
Il ministro ha inoltre paragonato Azaria ai prigionieri palestinesi liberati negli accordi per lo scambio degli ostaggi, sostenendo che sarebbe ingiusto impedire a un soldato che ha già scontato la pena di reinserirsi pienamente nella società. Il confronto cancella ancora una volta la vittima e presenta il responsabile dell’uccisione come la parte danneggiata: non un militare condannato per aver sparato a un uomo inerme, ma un giovane israeliano perseguitato per aver svolto il proprio dovere.
Persino l’esercito israeliano si è opposto alla richiesta. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir e il responsabile della Direzione del personale Dado Bar Kalifa hanno sostenuto che non esistono circostanze eccezionali tali da giustificare la cancellazione anticipata. Nella loro valutazione ricordano soprattutto che Azaria non ha mai espresso pentimento e non si è mai assunto la responsabilità delle proprie azioni. Dopo la scarcerazione ha continuato, al contrario, a difendere pubblicamente il proprio comportamento e a partecipare a manifestazioni in sostegno di soldati accusati di violenze contro palestinesi.
La decisione finale spetterà a Herzog, dopo aver ricevuto i pareri del capo di stato maggiore, dell’avvocatura militare e dei vertici dell’esercito. Ma la richiesta di Katz ha già un significato politico preciso. Arriva alla vigilia delle primarie del Likud e delle elezioni israeliane e riporta al centro uno dei simboli più riconoscibili della destra nazionalista. Nel 2016 Azaria fu trasformato in un eroe da ministri, coloni e movimenti estremisti, mentre l’allora capo di stato maggiore Gadi Eisenkot – oggi uno dei principali sfidanti di Netanyahu alle prossime elezioni – difendeva la necessità di processarlo per non cancellare qualsiasi limite all’uso della forza.
Dieci anni dopo, il ministro della Difesa chiede che quella condanna smetta di produrre conseguenze. Non perché siano emersi nuovi elementi, ma perché, secondo Katz, perseguire un soldato per l’uccisione di un palestinese invierebbe un “messaggio negativo” ai giovani chiamati a combattere. Il messaggio che deve arrivare è invece molto chiaro: chi spara a un palestinese già ferito può essere condannato, scontare pochi mesi di carcere e infine ottenere che anche quella condanna venga rimossa.