Pagine Esteri – Il governo di Gaza a stelle e strisce non è ancora nato, ma ha già messo per iscritto la prima regola: l’impunità. Secondo quanto rivelato dal quotidiano inglese The Guardian, il Board of Peace voluto da Donald Trump per amministrare la Striscia starebbe lavorando a una risoluzione interna capace di garantire ai propri membri, ai funzionari, ai tecnocrati palestinesi scelti dall’organismo, alle forze militari internazionali e ai contractor privati una protezione legale larghissima. Uno scudo preventivo contro arresti, detenzioni e procedimenti giudiziari nei tribunali o in altri organismi.
Il documento, quattro pagine classificate come “sensibili ma non riservate”, è ancora una bozza. Ma basta a mostrare la direzione politica del progetto: governare Gaza, ricostruirla, militarizzarla, assegnare appalti, occupare spazi pubblici, senza che la popolazione palestinese abbia strumenti reali per chiedere conto di abusi, incidenti, morti, ferimenti, danni alle proprietà. Una forma di amministrazione esterna che nasce sopra le macerie e si organizza prima di tutto per proteggere se stessa.
La risoluzione prevede che l’immunità possa essere rimossa dal presidente del Board of Peace, cioè Donald Trump, con il sostegno della maggioranza dell’organismo. In altre parole, secondo la bozza ottenuta dal quotidiano britannico, il potere di decidere se un funzionario, un militare o un contractor debba rispondere di eventuali violazioni resterebbe nelle mani della stessa struttura che dovrebbe essere controllata. Un circuito chiuso, senza autorità esterna, senza tribunali indipendenti, senza garanzie per chi a Gaza dovesse subire un danno.
La Casa Bianca ha rimandato le domande del Guardian al Board of Peace. L’organismo ha negato l’esistenza di una risoluzione operativa o di un sistema di immunità nei termini descritti dal quotidiano, sostenendo che ogni soggetto coinvolto dovrà rispettare la legge e agire dentro meccanismi di controllo e responsabilità. Ma non ha spiegato quali sarebbero questi meccanismi, né chi dovrebbe applicarli, né davanti a quale autorità i palestinesi potrebbero presentare ricorso.
Gaza viene trattata come un territorio amministrabile dall’esterno, ma non come uno spazio abitato da oltre due milioni di persone titolari di diritti. La ricostruzione diventa una questione di appalti, basi militari, logistica, rimozione delle macerie, sicurezza, disarmo di Hamas, corridoi economici. La popolazione palestinese resta sullo sfondo: destinataria delle decisioni, mai soggetto politico. Come già avvenuto altrove per opera degli Stati Uniti, in un tempo passato.
Il Guardian scrive che la bozza estende le protezioni anche all’Office of the High Representative, l’ufficio guidato dal diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, che in questi giorni ha incontrato al Cairo amministratori palestinesi selezionati dal Board per definire il funzionamento della futura governance della Striscia. Secondo una fonte a conoscenza dei lavori, però, proprio la bozza sull’immunità non sarebbe stata condivisa con il gruppo palestinese. I tecnocrati chiamati a governare Gaza avrebbero dunque discusso la struttura dell’amministrazione senza conoscere il documento che definisce l’impunità dei suoi vertici.
Se approvata, la risoluzione creerebbe un sistema separato, una giurisdizione speciale costruita intorno al Board of Peace. Sei giuristi esperti di contratti statunitensi e diritto dei conflitti armati, consultati dal Guardian, hanno avvertito che non è chiaro come funzionari, soldati e contractor potrebbero essere chiamati a rispondere in caso di spari, incidenti, abusi o controversie sulla gestione di terre e immobili. Il rischio, spiegano, è quello di un’amministrazione capace di giudicare da sé i reclami contro se stessa.
La storia recente delle occupazioni e delle “ricostruzioni” guidate dagli Stati Uniti è piena di precedenti: Iraq, Afghanistan, contractor privati, violenze sui civili, accuse di corruzione, cause giudiziarie. Gaza, devastata dalla guerra e dall’assedio, rischia di diventare il nuovo laboratorio di questa ripetutamente fallimentare, obbrobriosa e sanguinaria amministrazione statunitense.
Il documento stabilisce inoltre che il Board of Peace, l’ufficio dell’Alto rappresentante e la forza militare internazionale debbano ricevere gratuitamente locali e strutture pubbliche necessari allo svolgimento delle loro missioni a Gaza. Non è chiaro chi dovrebbe “fornire” questi spazi, dato che Hamas è l’unico soggetto amministrativo esistente e operante a Gaza. Non è chiaro quale autorità si appropri degli spazi, per quanto tempo, con quali garanzie per i palestinesi. Così si apre la strada a confische mascherate da necessità amministrativa.
A Gaza ogni edificio pubblico sopravvissuto, ogni scuola, ogni terreno, ogni struttura sanitaria, ogni spazio logistico è la rappresentanza concreta della resistenza a una distruzione totale operata da Israele. Dopo mesi di bombardamenti, fame, sfollamento e assedio, la possibilità che un organismo esterno possa requisire unilateralmente e gratuitamente strutture pubbliche senza consenso né compensazione aggiunge un nuovo livello alla spoliazione. La governance internazionale arriva dopo le distruzioni e pretende di organizzarsi sulle rovine, decidendo quali spazi usare e a quali condizioni.
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha autorizzato il Board of Peace a supervisionare l’amministrazione di Gaza fino al 31 dicembre 2027. Ma le immunità previste per le missioni delle Nazioni unite hanno una cornice giuridica definita e, almeno formalmente, rispondono a un mandato internazionale. Il Board sembra richiamarsi a quelle protezioni, ma non è chiaro se possa farlo, né se una risoluzione firmata al proprio interno basti a costruire una simile immunità. La domanda posta da uno degli esperti consultati dal Guardian resta sospesa: quanto vale un documento se a firmarlo sono soltanto quelli che vogliono essere protetti? – Pagine Esteri