Pagine Esteri – Per cercare di sfuggire alla caccia allo straniero, decine di migliaia di immigrati provenienti da altri paesi africani stanno lasciando il Sudafrica o si stanno rifugiando nei campi profughi o nelle proprie ambasciate.
Da molti anni, ormai, nel paese di Nelson Mandela e della lotta contro la segregazione razziale la violenza xenofoba si scatena periodicamente contro i lavoratori stranieri, individuati come capri espiatori dei tanti mali che affliggono la Repubblica Sudafricana.
Ma questa volta tra gli immigrati l’allarme ha raggiunto il suo apice. Vari movimenti e organizzazioni xenofobe – come March and March e Operazione Dudula – hanno infatti indetto per domani una giornata di manifestazioni contro gli stranieri non in regola con i documenti, concentrate soprattutto nella provincia del KwaZulu/Natal, in quella di Gauteng che include Pretoria e Johannesburg, nel Capo Occidentale e in quello Orientale. Gli organizzatori hanno intimato a tutti i “clandestini” di lasciare il paese entro domani, se non vogliono subire conseguenze spiacevoli.
I promotori dell’iniziativa promettono che le proteste saranno pacifiche ma è molto forte il timore che le manifestazioni sfocino in un pogrom contro gli stranieri, degenerando in violenza generalizzata. D’altronde già in passato vari cittadini africani sono stati cacciati dalle loro case e dai loro negozi, che sono stati incendiati o devastati, e molte vittime sono state malmenate, in certi casi fino alla morte.
Contro i lavoratori stranieri i gruppi xenofobi utilizzano gli argomenti classici della propaganda xenofoba, in un paese che si percepisce come “sviluppato” ma in crisi contrapponendosi invece al sottosviluppo diffuso nei paesi di provenienza di chi tenta di trovare in Sudafrica una vita migliore: “gli immigrati rubano il lavoro ai locali”, “l’immigrazione provoca un aumento della criminalità”, “gli stranieri intasano i servizi pubblici, in particolare la sanità” ecc.
«I sudafricani sono stanchi di fare lunghe file negli ospedali, di competere con gli immigrati clandestini per i posti a disposizione nelle scuole pubbliche, di vedere i propri giovani acquistare droga dai nigeriani» ha spiegato nei giorni scorsi ai media Musa Hlongwa, presidente del movimento United South Africa.
Vari sondaggi condotti lo scorso anno hanno mostrato chiaramente che nel paese il sentimento anti-immigrazione è aumentato a livelli di guardia.
Secondo una rilevazione realizzata dall’Human Sciences Research Council, solo un sudafricano adulto su sei ha dichiarato di essere bendisposto nei confronti degli stranieri mentre il 42% degli intervistati ha affermato di non volerne accogliere nessuno, rispetto ad un 33% del 2021.
Un sondaggio di Afrobarometer ha mostrato che sette sudafricani su dieci considerano negativo l’impatto economico degli immigrati, e ben l’85% ritiene che le autorità dovrebbero ridurre il numero di rifugiati in arrivo o bloccarli del tutto.
L’entità del numero di stranieri nel paese è relativamente basso. Un’indagine dell’Ufficio Nazionale di Statistica (StatsSA) del 2023 ha mostrato che al momento in Sudafrica c’erano 3,1 milioni di migranti, pari al 4,1% della popolazione, in calo rispetto al 5,6% di dieci anni prima. Non si può certo parlare di “invasione” o di “emergenza”, se si pensa che secondo le Nazioni Unite nel 2024 in Gran Bretagna la percentuale era del 17%, in Canada del 22%, in Australia del 30%, o che attualmente in Spagna e in Italia gli stranieri rappresentano rispettivamente il 16 e il 10% della popolazione complessiva.
Le organizzazioni xenofobe affermano che i dati pubblicati non riflettano i numeri reali, ma StatsSA risponde che utilizza dati censuari che comprendono anche buona parte dei “clandestini”.
«L’impressione è che ci siano… orde di persone che entrano nel Paese, ma i dati indicano il contrario» dice Anthony Kaziboni, ricercatore del “Centro per lo sviluppo sociale in Africa” dell’Università di Johannesburg, citato da Reuters.

È facile, dati alla mano, smontare i vari argomenti utilizzati dalla propaganda xenofoba. Le cifre sulla popolazione carceraria fornite dal Ministero della Giustizia nel 2017, ad esempio, mostravano che gli stranieri – un decimo dei quali detenuti per ingresso illegale e non per aver commesso un reato xpecifico – rappresentavano solo il 6% della popolazione carceraria totale.
I guadagni dei lavoratori immigrati vengono spesi per lo più in Sudafrica, contribuendo all’economia nazionale e alla creazione di posti di lavoro. Al contrario, gli stranieri senza permesso di soggiorno non possono utilizzare la sanità o la scuola pubblica, per usufruire delle quali è necessaria la registrazione.
Se nel paese che può vantare il secondo Pil più alto del continente la scuola e la sanità sono allo sbando, il diritto alla casa è un miraggio, la disoccupazione è tra le più alte del mondo – un terzo della popolazione – e le diseguaglianze economiche e sociali crescono invece di diminuire, non è colpa dell’immigrazione, ma della mancanza di investimenti pubblici, di una corruzione diffusissima e della permanenza di enormi privilegi per la minoranza bianca alla quale dopo la fine dell’apartheid si è sommata una nuova borghesia nera altrettanto vorace.
La cattiva gestione del paese ha causato un crollo dei consensi per l’African National Congress, il movimento politico (ormai su tiepide posizioni di centrosinistra) erede della lotta contro la discriminazione razziale, che alle elezioni del 2024 ha perduto la maggioranza assoluta ed è stato costretto ad allearsi con un partito liberale che rappresenta soprattutto la comunità bianca.
Ma, come altrove, gli immigrati costituiscono un perfetto capro espiatorio e la propaganda xenofoba è molto redditizia per chi la porta avanti.
I gruppi xenofobi come March and March o Operazione Dudula, spesso in competizione tra loro, sfruttano l’aumento della xenofobia tra la popolazione sudafricana per emergere e affermarsi. Sostengono di non avere a che fare con la politica e tanto meno di tirare la volata a qualche partito in particolare. Anzi, la leader di “March and March”, Jacinta Ngobese-Zuma, ha detto di aver rifiutato finora le offerte ricevute da varie forze politiche e di non coltivare ambizioni politiche.
Eppure l’escalation di attacchi anche mortali contro gli immigrati – sia illegali che regolari – e di polemiche contro l’immigrazione, descritta come la fonte di tutti i mali, coincide con la campagna per le elezioni amministrative del 4 novembre prossimo.
Oltre ad alcuni partiti che rappresentano le fazioni della comunità bianca nostalgiche dell’apartheid, è soprattutto il nuovo partito di Jacob Zuma a cavalcare i temi xenofobi. Nel 2023 l’ex presidente sudafricano ha deciso di lasciare l’African National Congress, che lo aveva sospeso dopo il suo coinvolgimento in alcuni casi di corruzione, e di fondare un nuovo movimento politico che si presenta come “populista di sinistra” ma che in realtà ha posizioni fortemente nazionaliste e sovraniste. Zuma ha scelto di soprannominare la sua creatura “uMkhonto weSizwe” (MK), cioè “Lancia della nazione”, appropriandosi del nome dell’organizzazione militare dell’ANC durante la lotta contro il regime razzista.
«Siamo solidali con la lotta di March and March, senza riserve, perché crediamo che rappresenti una giusta causa» ha detto alla stampa Sibonelo Nomwalo, il segretario di MK, annunciando la partecipazione dei membri della formazione alla mobilitazione di domani. Il partito spera di ottenere buoni risultati alle amministrative cavalcando – e fomentando, se serve – l’ondata xenofoba, ed effettivamente i sondaggi danno “Lancia della Nazione” intorno al 14% dei consensi.
L’ex presidente potrebbe paradossalmente essere premiato per la sua capacità di strumentalizzare le pulsioni xenofobe dopo che durante il suo mandato, secondo varie stime, più di 90 miliardi di dollari di fondi pubblici sono spariti a causa di un consolidato sistema di corruzione.
Il segretario generale dell’ANC, Fikile Mbalula, ha aspramente criticato la campagna razzista e ha puntato il dito contro Zuma, accusandolo di fomentare il caos e di destabilizzare il paese. Ma il governo, che ha mobilitato la polizia e gli altri apparati di sicurezza, difficilmente contrasterà in maniera frontale i gruppi xenofobi che contano ormai su una simpatia sempre più larga. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria