Hamas ha risposto al piano del presidente Usa Donald Trump sul futuro di Gaza. Dopo aver dichiarato di apprezzare l’impegno di Washington, ha dichiarato di essere disposta a liberare tutti gli ostaggi e di insediare una amministrazione tecnocratica palestinese, come richiesto dalla proposta, in cambio di un cessate il fuoco e dell’ingresso immediato di aiuti umanitari. La dichiarazione, tuttavia, non risponde alle richieste americane in merito al disarmo e all’esilio dei membri del movimento. E torna a chiedere il ritiro completo dell’esercito israeliano dalla Striscia, nel rispetto del diritto internazionale.

“Per quanto riguarda le altre questioni contenute nella proposta di Trump relative al futuro di Gaza e ai diritti intrinseci del popolo palestinese – dice Hamas – queste sono legate a una posizione nazionale collettiva e alle pertinenti leggi e risoluzioni internazionali. Esse saranno discusse attraverso un quadro nazionale palestinese complessivo, al quale Hamas parteciperà e contribuirà in modo responsabile”.

Secondo fonti dell’Afp, Hamas aveva chiesto più tempo per consegnare una risposta al piano. Ma Trump, nel pomeriggio, ha risposto con un lungo post nel quale faceva riferimento al solito “inferno”, che si sarebbe questa volta scatenato se il gruppo palestinese non avesse risposto entro la mezzanotte (ora italiana) di domenica 5 ottobre.

Poche ore fa le Nazioni Unite hanno pubblicato le conclusioni di un team indipendente che si occupa di diritti umani per il Consiglio di sicurezza Onu, in merito al piano Trump. Il gruppo ha spiegato 15 motivi per cui il progetto per Gaza non rispetta il diritto internazionale, definendo illegale l’occupazione internazionale a guida statunitense, lo sfruttamento delle risorse di Gaza in un “piano economico” internazionale (sempre a guida Usa). L’autodeterminazione palestinese non viene chiaramente definita nella proposta, hanno dichiarato gli esperti, che rimane una scelta eventualmente operata da attori terzi, senza il coinvolgimento degli stessi palestinesi. Ciò che si presentano come proposte da scambiare sono in realtà i principi basilari del diritto internazionale e ciò che la Corte Internazionale di Giustizia ha detto a Israele di fare: ritirarsi dai Territori palestinesi occupati, garantire il diritto alla libertà e all’autodeterminazione del popolo palestinese. Inoltre, nella proposta statunitense non esiste riferimento alle responsabilità israeliane nel genocidio e nella distruzione di Gaza, né viene chiarita una compensazione, da parte di Tel Aviv. Alla stessa maniera, il team critica la decisione di dare amnistia completa a tutti i membri di Hamas, compresi quindi coloro che hanno partecipato all’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele.

Trump ha commentato positivamente la risposta di Hamas, dichiarando di credere che “siano pronti per che siano pronti per una pace duratura”. Il presidente degli Stati Uniti ha aggiunto che Israele deve immediatamente fermare i bombardamenti “così da poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido!”. Sempre fiducioso di ottenere il Nobel per la pace (la Commissione deciderà il nome il prossimo 10 ottobre), ha concluso: “Siamo già impegnati in discussioni sui dettagli da definire. Non si tratta solo di Gaza, si tratta della pace in Medio Oriente, attesa da lungo tempo”. I media israeliani sottolineano che è la prima volta che un presidente Usa chiede il cessate il fuoco prima che sia stato raggiunto un accordo completo. Il premier Benyamin Netanyahu non ha ancora dato una risposta, anche se pare qualcuno dal governo ritenga, contrariamente da Trump, che la risposta di Hamas sia un rifiuto. Il leader dell’opposizione, Yair Lapid, ha già offerto a Netanyahu il sostegno del suo partito affinché il governo accetti l’accordo e non richiesta di cadere se gli alleati di destra estrema dovessero dimettersi. Pagine Esteri

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