Un giudice federale di Washington ha sospeso temporaneamente le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump contro Francesca Albanese, la giurista italiana, una delle voci più dure contro la distruttiva offensiva di Israele che ha fatto decine di migliaia di morti a Gaza tra il 2023 e il 2025 e contro l’impunità garantita dagli Stati Uniti al loro alleato mediorientale. La decisione del giudice distrettuale Richard Leon rappresenta una battuta d’arresto significativa per la Casa Bianca e riapre il dibattito sui limiti dell’uso delle sanzioni come strumento politico contro funzionari e organismi internazionali.
Le misure adottate dall’amministrazione Trump impedivano ad Albanese di entrare negli Stati Uniti e di aprire conti bancari nel paese. Un provvedimento che, secondo la relatrice speciale delle Nazioni Unite, aveva effetti concreti e pesanti sulla sua vita quotidiana. Nel ricorso presentato lo scorso febbraio, il marito e la figlia di Albanese, cittadina statunitense, avevano denunciato che le sanzioni stavano “di fatto privandola dell’accesso ai servizi bancari” e rendendo quasi impossibile affrontare le necessità quotidiane.
Alla base dello scontro vi sono le posizioni espresse da Albanese sul conflitto israelo-palestinese. La relatrice ONU ha raccomandato alla Corte penale internazionale di avviare procedimenti per crimini di guerra contro cittadini israeliani e americani coinvolti nelle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Accuse che avevano provocato la dura reazione dell’amministrazione Trump e di ambienti statunitensi vicini a Israele.
Nella sua ordinanza, il giudice Richard Leon ha affermato che il fatto che Albanese viva fuori dagli Stati Uniti non annulla le tutele garantite dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Secondo il magistrato, vi sono elementi sufficienti per ritenere che l’amministrazione abbia cercato di limitare la libertà di espressione della funzionaria ONU a causa del “messaggio o delle idee espresse”. Una formulazione che colpisce direttamente il cuore politico della vicenda e che potrebbe avere conseguenze più ampie sui rapporti tra Washington e le istituzioni internazionali.
Albanese ha accolto la decisione come un primo passo importante ma ha insistito sul carattere politico delle sanzioni. A suo giudizio, le misure adottate dagli Stati Uniti fanno parte di una strategia più ampia volta a indebolire i meccanismi di responsabilità internazionale e a scoraggiare le indagini sui possibili crimini commessi nei territori palestinesi occupati.