Pagine Esteri – Mentre diversi governi europei inaspriscono, almeno in apparenza la propria posizione diplomatica nei confronti di Israele e delle sue colonie nei Territori palestinesi occupati, l’industria bellica israeliana continua ad espandersi nel Vecchio Continente senza problemi. Sul fronte militare e industriale la cooperazione procede a gonfie vele. Le aziende israeliane infatti stanno aumentando la loro presenza attraverso joint venture, impianti produttivi, filiali e accordi con i principali gruppi europei della difesa.

La Germania è uno degli esempi più significativi. All’inizio di settembre Elbit Systems e la tedesca Diehl Defence hanno effettuato una dimostrazione operativa della munizione a guida autonoma SkyStriker, con lancio, individuazione e ingaggio di un bersaglio a 80 chilometri. Elbit dispone già in Germania di strutture dedicate allo sviluppo, alla produzione e alla manutenzione e sta valutando ulteriori investimenti produttivi nel Paese.

Anche Rafael sta rafforzando la propria presenza. L’azienda israeliana ha raggiunto un accordo con la Bassa Sassonia e il fondo Aurelius per acquisire lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, destinato alla produzione di componenti per il sistema Iron Dome. L’operazione si aggiunge alla vendita alla Romania del sistema di difesa aerea Spyder, per circa 2 miliardi di euro, in un Paese dove Elbit possiede già infrastrutture produttive.

Un’altra possibile piattaforma industriale è Cipro. Le industrie israeliane della difesa stanno valutando la realizzazione sull’isola di impianti produttivi e sedi direzionali. La posizione di Cipro, membro dell’Unione europea e geograficamente vicino a Israele, rappresenterebbe un vantaggio sia industriale sia commerciale.

La logica è particolarmente evidente nell’accordo strategico da 3,1 miliardi di euro siglato da Israele con la Grecia, denominato “Scudo di Achille”. Il progetto prevede il coinvolgimento di aziende greche per circa 700 milioni di euro, pari al 22,5% del valore complessivo. La partecipazione industriale locale è diventata infatti una condizione sempre più importante per concludere grandi commesse.

Alla base dell’espansione ci sono l’aumento dei bilanci europei della difesa e la richiesta dei governi di produrre localmente una parte crescente degli armamenti acquistati. Per le aziende israeliane significa aprire filiali, creare posti di lavoro e integrare le proprie tecnologie nelle catene produttive europee. Per i Paesi ospitanti significa invece investimenti, occupazione, entrate fiscali e maggiore autonomia industriale.

La Germania offre un’indicazione della portata di questo processo. Dopo l’accordo del 2023 con Israel Aerospace Industries per il sistema antimissile Arrow-3, del valore di 3,5 miliardi di dollari, seguito da un’ulteriore commessa da 3,1 miliardi, Berlino è diventata il secondo maggiore acquirente delle esportazioni israeliane della difesa. Secondo i dati SIPRI, tra il 2021 e il 2025 la Germania ha rappresentato il 21% delle esportazioni israeliane nel settore, dietro all’India con il 29% e davanti agli Stati Uniti, al 7,8%.

La produzione europea permette inoltre a Israele di adattarsi alla crescente tendenza alla localizzazione dell’industria militare, visibile negli Stati Uniti con “America First” e in India con “Make in India”. La stessa direzione emerge dalle politiche europee. La NATO punta a portare la spesa per la difesa verso il 5% del PIL entro il 2035, mentre l’Unione europea ha varato il programma SAFE, che può mobilitare fino a 150 miliardi di euro per gli acquisti militari, con una quota significativa destinata a prodotti realizzati nell’UE o in Ucraina.

La presenza israeliana passa anche attraverso joint venture consolidate. Il missile Spike di Rafael, utilizzato da 42 Paesi, tra cui 20 membri della NATO, viene commercializzato in Europa attraverso EuroSpike, controllata per il 20% da Rafael e per il restante 80% dalle tedesche Rheinmetall e Diehl. Analogo modello è stato adottato per EuroTrophy, dedicata al sistema di protezione attiva Trophy, con Rafael al 40% e KNDS e GDELS al 30% ciascuna.