Venezuela: Sale il bilancio delle vittime del doppio sisma.

Il bilancio del devastante doppio terremoto che ha colpito il Venezuela centro-settentrionale nella serata del 24 giugno è salito ad almeno 174 morti e oltre 970 feriti, ma i numeri sono destinati a crescere man mano che i soccorritori scavano tra le macerie. Le due scosse consecutive, rispettivamente di magnitudo 7.1 e 7.5 con epicentro nello Stato di Yaracuy, rappresentano il movimento sismico più violento registrato nel paese da oltre un secolo.

La presidenta incaricata Delcy Rodríguez ha proclamato lo stato di emergenza nazionale, dichiarando la regione costiera di La Guaira, zona di disastro. In questa area  – una delle più colpite anche dai droni statunitensi durante l’attacco che ha portato al sequestro del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, la deputata Cilia Flores, il 3 gennaio, – si registrano i danni più pesanti alle infrastrutture: compresa la chiusura temporanea dell’aeroporto internazionale Simón Bolívar a causa dei crolli strutturali. Nella capitale Caracas la situazione è critica, in particolare nei municipi di Chacao e Altamira, dove si conta il crollo totale di diversi edifici multipiano, tra cui un palazzo di 22 piani.

Le operazioni di ricerca e soccorso della Protezione Civile e della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) si scontrano con pesanti interruzioni alla rete elettrica e alle telecomunicazioni, che complicano il coordinamento e la mappatura dei dispersi nelle aree interne, e con il pericolo di fughe di gas. E non si esclude il richio tsunami. Sul piano politico, nonostante gli appelli del governo all’unità, la tragedia è diventata immediatamente terreno di scontro: mentre l’esecutivo gestisce l’emergenza denunciando l’impatto delle sanzioni internazionali sul blocco dei macchinari pesanti, dall’estero, l’oppositore Edmundo González (alter-ego di Maria Corina Machado) strumentalizza i crolli per attaccare lo Stato sul piano della manutenzione urbana. Intanto, sul piano internazionale si è attivata la macchina degli aiuti. La Cina ha espresso le sue condoglianze al Venezuela e ha affermato di essere “disposta a fornire assistenza nei limiti delle proprie possibilità, in modo appropriato e in base alle necessità del paese”.  Il presidente cubano, Miguel Diaz Canel ha detto che il personale medico sul posto presterà tutto il suo aiuto. La presidenta incaricata ha ringraziato Russia, Serbia e Turchia per la pronta disponibilità e per le “storiche relazioni” esistenti. Solidarietà anche dai paesi limitrofi. Francia, Svizzera e Spagna hanno già mobilitato squadre speciali di vigili del fuoco, mentre il sistema delle Nazioni unite sta inviando personale specializzato per appoggiare le operazioni di soccorso. Gli Stati Uniti, che dopo il 3 gennaio hanno riaperto l’ambasciata a Caracas, vedono nella catastrofe un’occasione di inviare “aiuti umanitari”, Trump e Rubio hanno detto di essere “pronti e attrezzati”. Delcy Rodriguez ha stabilito l’apertura di hotel ai rifugiati e sei linee di credito speciali, sia da parte della banca pubblica che di quelle private per chi ha perso l’attività economica, e l’erogazione di sussidi speciali per lavoratori che hanno perso il loro impiego. Attiva anche l’applicazione Venapp per segnalazioni, denunce e richieste di aiuti. Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato uno stanziamento d’emergenza di 200 milioni di dollari. Dalle carceri Usa, dov’è in attesa dell’udienza del 22 luglio, il presidente Maduro ha potuto inviare, tramite il figlio, un breve messaggio alla nazione: di condoglianze, forza e speranza di una pronta ricostruzione.

Argentina: Piazze gremite contro la Ley Bases e allarme per la salute di Milagro Sala

In Argentina, l’approvazione e l’applicazione della Ley Bases e dei decreti di deregolamentazione selvaggia del governo Milei continuano a scontrarsi con una massiccia e permanente resistenza di piazza, duramente repressa dalle forze di sicurezza federali attraverso l’applicazione del “protocollo antipiquetes”. Le manifestazioni indette dalle centrali sindacali, dai movimenti dei lavoratori disoccupati e dai settori universitari denunciano una catastrofe sociale immediata: il crollo del potere d’acquisto, i licenziamenti di massa nel settore pubblico e il taglio totale dei fondi per la ricerca e le mense popolari. Al clima di scontro nelle strade si aggiunge una grave notizia sul fronte dei diritti umani e dei prigionieri politici: la leader sociale della Tupac Amaru, Milagro Sala, in detenzione arbitraria da oltre dieci anni, è stata ricoverata d’urgenza in ospedale a La Plata in prognosi riservata. I movimenti sociali e il suo medico curante hanno denunciato il potere giudiziario come responsabile diretto del crollo medico della dirigente indigena, sottoposta a un sistematico e logorante accanimento giudiziario e detentivo.

Cile: Giro di vite repressivo di Kast contro studenti e migranti e militarizzazione del Wallmapu

Il Cile, sotto la guida del presidente di estrema destra José Antonio Kast, sta attuando una profonda svolta autoritaria e securitaria. Sul piano delle politiche migratorie, il governo ha revocato brutalmente la regolarizzazione di 182.000 migranti, militarizzando i valichi di frontiera, a partire da quello di Chacalluta, e imputando la criminalità interna ai flussi migratori, nonostante i dati smentiscano tale correlazione. Parallelamente, si fa sempre più feroce la repressione contro le manifestazioni studentesche, e quella di Stato nel Wallmapu contro il popolo indigeno Mapuche. Il governo Kast ha rinnovato e intensificato lo stato di eccezione costituzionale nella Macroregione Sud (Araucanía e Biobío), utilizzando l’esercito per presidiare i territori contesi. In questo clima di scontro, i principali leader storici Mapuche, detenuti nelle carceri di massima sicurezza, portano avanti un durissimo sciopero della fame che dura dallo scorso mese di aprile. La protesta punta a denunciare le condizioni di isolamento disumano e la sistematica violazione dei diritti processuali, mentre i collegi di difesa dei militanti hanno presentato una formale denuncia pubblica contro gli abusi giudiziari e le torture psicologiche perpetrate dai corpi carcerari e dalle forze di sicurezza dello Stato. Le comunità in lotta per il recupero delle terre ancestrali subiscono quotidiane violenze e sgomberi forzati, mentre la presidenza Kast continua a criminalizzare l’identità indigena liquidandola come minaccia terroristica. Le comunità Mapuche in lotta per il recupero delle terre ancestrali sottratte dai latifondisti e dalle multinazionali del legname subiscono quotidiane violenze, sgomberi forzati e la criminalizzazione della propria identità, tra le denunce inascoltate delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Haiti: La denuncia di Guterres sul collasso totale e il fallimento della transizione sotto tutela

Ad Haiti, la crisi umanitaria e istituzionale ha raggiunto livelli senza precedenti, confermando la totale inefficacia delle formule di sottomissione coloniale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato una durissima denuncia formale, definendo la situazione nel paese un collasso assoluto e ammettendo che la risposta internazionale è ampiamente insufficiente di fronte alla violenza che stringe d’assedio la popolazione. Il Consiglio Presidenziale di Transizione non ha alcuna autorità reale sul terreno, con circa l’ottanta per cento della capitale Port-au-Prince stabilmente sotto il controllo delle bande armate. L’estensione del mandato della Missione Multinazionale di Supporto alla Sicurezza, guidata dalle forze di polizia del Kenya con il finanziamento del Pentagono, non ha scalfito la struttura del potere criminale locale, legato a doppio filo all’oligarchia commerciale haitiana. Mentre le truppe straniere blindano i punti strategici per gli interessi esterni, la popolazione soffre la totale assenza di corridoi umanitari, la mancanza cronica di cibo e medicinali, e l’impossibilità materiale di avviare un reale processo di transizione democratica e sovrana.