Pagine Esteri (foto dai social) – È durata poche ore la possibilità per la famiglia Tubasi di tornare a Jalud, villaggio palestinese a sud di Nablus, in Cisgiordania. Era stata cacciata via dalle proprie case due mesi fa dopo settimane di assedio e aggressioni da parte di coloni israeliani. Il 6 settembre la Corte suprema israeliana aveva ordinato alle autorità di governo e militari di garantire il suo rientro.

La scorsa notte però oltre cento coloni si sono radunati a Jalud. Hanno bloccato le strade, dato alle fiamme pneumatici e lanciato pietre. Poi hanno incendiato abitazioni, automobili e altre proprietà palestinesi. La casa dei Tubasi è stata data alle fiamme e la loro auto distrutta. La famiglia è stata costretta a fuggire di nuovo senza che i soldati e i poliziotti israeliani si opponessero in modo concreto alla violenza dei coloni.

La famiglia aveva lasciato le proprie abitazioni il 22 luglio, dopo circa tre mesi di aggressioni. Mohammed Tubasi ha raccontato che gli attacchi avevano compreso il lancio di pietre contro le case, l’incendio di porte e locali, la demolizione di parti degli edifici, l’interruzione dell’acqua e dell’elettricità e il blocco della strada di accesso. Quando la famiglia è tornata, ha trovato le case già gravemente danneggiate. Poco dopo, i coloni hanno completato la distruzione incendiandole.

Il caso di Jalud non è rimasto isolato. Nella notte sono state segnalate aggressioni in altre località della Cisgiordania. Ad al-Mughayyir una bottiglia incendiaria è stata lanciata attraverso la finestra di un’abitazione mentre la famiglia si trovava all’interno; sono state inoltre incendiate automobili. A Qaryut, un villaggio vicino a Jalud, una donna anziana è stata aggredita e ferita.

Murales con scritte in ebraico su un muro, con un'auto che brucia in lontananza.

L’attacco di Jalud è stato preceduto da messaggi diffusi attraverso gruppi WhatsApp di coloni, con l’invito a correre al villaggio palestinese per impedire alla famiglia Tubasi di tornare a casa. La violenza dei coloni si inserisce in un contesto più ampio di attacchi contro comunità palestinesi della Cisgiordania. Le aggressioni, non poche concluse da uccisioni, si sono moltiplicate dopo il 7 ottobre 2023 e gli autori degli attacchi vengono raramente perseguiti, mentre decine di famiglie palestinesi sono state costrette a scappare via.

Intanto oggi a Gaza Israele ha ucciso in un attacco aereo Izz al-Din al-Beik, indicato da Tel Aviv come comandante dell’ala militare di Hamas nel nord della Striscia. Il raid ha colpito un edificio residenziale nel quartiere Nasr, nella parte occidentale di Gaza City. Oltre ad al-Beik è stata uccisa un’altra persona.

Almeno venti palestinesi sono stati uccisi questo mese a Gaza perché, secondo Israele, erano comandanti e persone coinvolte nell’attacco del 7 ottobre 2023 o nella detenzione di ostaggi. Hamas accusa Israele di violare sistematicamente l’accordo di cessate il fuoco siglato circa un anno fa.

Le autorità sanitarie di Gaza riferiscono che almeno 1.400 palestinesi in buona parte civili sono stati uccisi dall’entrata in vigore della tregua. Quattro soldati israeliani sono stati uccisi nello stesso periodo. In totale circa 74 mila palestinesi sono stati uccisi a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana quasi tre anni fa. A questi occorre aggiungere altre migliaia di dispersi che si trovano con ogni probabilità sotto le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti israeliani.