Pagine Esteri – Le elezioni in Quebec hanno completamente ridisegnato la mappa politica dell’assemblea della regione francofona del Canada, con un tasso di partecipazione vicino al 67%, in leggera crescita rispetto alla tornata precedente.

Dopo ben 12 anni, la principale formazione indipendentista del Québec, il Parti Québécois, ha vinto le elezioni provinciali di lunedì ottenendo 59 rappresentanti e circa il 28% dei voti.

Con la rinnovata promessa di un nuovo referendum sull’indipendenza dal Canada – che sarebbe il terzo, dopo quelli celebrati e persi nel 1980 e nel 1995 – il leader del partito di centrosinistra, Paul St-Pierre Plamondon, tenterà di formare un governo di minoranza, non avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei 127 rappresentanti nell’Assemblea nazionale del Québec.

I voti che mancano per consentire alla formazione di formare un governo potrebbero arrivare da Québec Solidaire, un altro partito indipendentista schierato decisamente più di sinistra che è riuscito a far eleggere nove candidati, tre in meno rispetto al 2022, ottenendo il 12,4%. Difficilmente Québec Solidaire entrerà stabilmente nel governo regionale, ma potrebbe sostenere di volta in volta i provvedimenti concordati con il PQ.
Si tratta di una progressione significativa dello storico partito indipendentista considerando che alle elezioni precedenti la formazione aveva ottenuto solo 3 seggi.

«La coraggiosa lotta dei francofoni per proteggere la loro lingua e cultura avrà successo quando avranno un proprio Paese», ha dichiarato St-Pierre Plamondon dopo la pubblicazione dei primi risultati, ribadendo la promessa di organizzare un referendum sull’indipendenza. Il leader politico ha però anche precisato, come già affermato in campagna elettorale, che il referendum si terrà soltanto quando Trump lascerà la Casa Bianca nel 2029 e l’economia si sarà stabilizzata. Questo darà al premier federale canadese, il liberale Mark Carney – con cui il leader del PQ si dichiara disposto a collaborare – una tregua di oltre due anni per contrastare le minacce e la guerra commerciale scatenata dall’amministrazione statunitense contro Ottawa, giustificate dalla competizione economica tra i due paesi e dalle esplicite mire espansioniste di Trump sul Canada.

Prima di convocare un eventuale referendum sull’indipendenza il Parti Québécois ha anche bisogno di riorganizzarsi e di tessere nuove alleanze, considerando che secondo i sondaggi attualmente soltanto il 30% della provincia francofona sarebbe disponibile a votare “si” alla separazione, mentre nel 1995 la quota di favorevoli sfiorò il 50%.

La incredibile rimonta del Parti Québécois, infatti, è avvenuta soprattutto grazie ad una campagna elettorale condotta su temi come l’aumento del carovita, le inefficienze del sistema sanitario, la carenza di alloggi a prezzi accessibili e le conseguenze sull’economia dei dazi imposti da Trump sulle merci canadesi.

Graph showing the preliminary results of the 2026 provincial elections in Quebec, featuring percentages of votes and number of seats for various political parties.

La vittoria del PQ si somma alla cocente sconfitta del partito “Coalizione Futuro del Québec”, di destra, che alle scorse elezioni aveva sbancato captando enormi consensi con una politica restrittiva sull’immigrazione. La sconfitta dell’ex premier provinciale Christine Fréchette, che ha governato la provincia dal 2018, è stata totale: pur avendo ottenuto il 13% dei voti, il suo partito ha infatti perso tutti e 90 i seggi guadagnati nel 2022 e ora il suo è diventato di fatto un partito extraparlamentare. I 127 membri dell’Assemblea Nazionale del Québec, la camera unica della provincia, vengono infatti eletti tramite un sistema maggioritario secco.

Al secondo e al terzo posto si sono piazzati il Partito Liberale e il Partito Conservatore, che sono il corrispettivo locale delle maggiori forze politiche canadesi. Entrambe le formazioni si sono avvantaggiate del crollo di “Coalizione Futuro”: mentre i liberali hanno conquistato il 24% e 40 seggi, raddoppiando il risultato precedente, i conservatori ne hanno ottenuti 19 (21%) mentre nella precedente assemblea non erano riusciti ad entrare. La frammentazione del quadro politico ha permesso al Parti Québécois di vincere le elezioni con una percentuale relativamente limitata di voti.

Per quanto il Parti Québécois non intenda, almeno per ora, andare all’offensiva contro il governo centrale, la sua vittoria potrebbe comunque complicare le cose al premier canadese Carney che è già alle prese, oltre che con la pressione commerciale – e anche militare – statunitense, anche con le minacce separatiste della provincia dell’Alberta.

Tra pochi giorni, il 19 ottobre, nella provincia – una delle più ricche del paese – il governo locale ha promosso un referendum che chiede agli elettori di esprimersi sull’indizione di un referendum, di carattere vincolante, che si esprima sul progetto di separazione dal Canada. Non è un segreto che dietro le spinte secessioniste delle formazioni di destra dell’Alberta ci siano alcune potenti lobby economiche e l’amministrazione di Donald Trump, che sta utilizzando la premier locale Danielle Smith per indebolire e destabilizzare il grande vicino settentrionale che l’inquilino della Casa Bianca ha più volte minacciato di annessione. La corrente principale del movimento separatista dell’Alberta si ispira fortemente al movimento MAGA di Donald Trump e spera, dopo un’eventuale indipendenza, di associarsi agli Stati Uniti, forte dei suoi consistenti giacimenti di idrocarburi. Pagine Esteri