Pagine Esteri – A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, Gaza non dispone ancora di ospedali pienamente funzionanti. La capacità di terapia intensiva è rimasta pressoché invariata, la carenza di forniture mediche essenziali e di farmaci è aumentata e migliaia di pazienti rimangono privi di accesso a trattamenti salvavita non disponibili nella Striscia. Un nuovo rapporto di Physicians for Human Rights Israel (PHRI), che confronta le condizioni precedenti all’ottobre 2023 e quelle all’inizio del cessate il fuoco (ottobre 2025) con la situazione attuale, rileva che la tregua non ha creato le condizioni necessarie per la ripresa del sistema sanitario di Gaza e che, in diversi ambiti critici, le condizioni sono peggiorate.

Tra i risultati principali:
• Assenza di ospedali pienamente funzionanti: Nell’ottobre 2025, 14 dei 36 ospedali di Gaza erano parzialmente funzionanti. Quasi un anno dopo, 20 sono parzialmente funzionanti, ma nessuno è ancora pienamente operativo.
• Da 103 a 104 posti letto in terapia intensiva: Gaza disponeva di 103 posti letto in terapia intensiva nell’ottobre 2025 e di appena 104 nel luglio 2026.
• Mancato ripristino dei servizi di dialisi: L’emodialisi era disponibile nel 17% delle strutture sanitarie nell’ottobre 2025, contro il 12% del luglio 2026. I servizi di risonanza magnetica rimangono del tutto indisponibili.
• Attacchi alle strutture sanitarie durante il cessate il fuoco: L’OMS ha documentato almeno altri 143 attacchi contro il sistema sanitario nei primi sette mesi di tregua.
• Persistono le carenze di forniture mediche: Secondo il COGAT (l’ente israeliano per il coordinamento delle attività governative nei territori), il 69% dei prodotti sanitari autorizzati all’ingresso a Gaza tra gennaio e maggio 2026 non è mai stato effettivamente consegnato nella Striscia.
• Pazienti muoiono in attesa di evacuazione: Dall’ottobre 2023 al 2 luglio 2026, secondo il Ministero della Salute di Gaza, almeno 1.570 pazienti sono deceduti mentre attendevano l’evacuazione medica; tra loro figurano 505 malati di cancro e almeno 264 bambini.
Le evacuazioni mediche restano ben al di sotto dei livelli pre-conflitto
Prima dell’ottobre 2023, tra i 50 e i 100 pazienti al giorno lasciavano Gaza per ricevere cure mediche. Tra il 10 ottobre 2025 e la metà di settembre 2026, circa 5.700 pazienti sono stati evacuati all’estero: un tasso pari a una frazione compresa tra un sesto e un terzo dei livelli pre-conflitto, a fronte di un fabbisogno sanitario enormemente superiore.
Israele continua a bloccare il corridoio sanitario verso gli ospedali palestinesi in Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est), puntando invece su evacuazioni verso paesi terzi incapaci di far fronte alla portata delle necessità. A luglio, l’Alta Corte israeliana ha rifiutato di intervenire sul divieto generalizzato, rimandando la responsabilità ai paesi terzi e ordinando allo Stato di fornire un ulteriore aggiornamento a dicembre.

Uccisioni e ferimenti proseguiti durante il cessate il fuoco
Il cessate il fuoco non è riuscito a porre fine a uccisioni e ferimenti. Secondo i dati del “Health Cluster” dell’OMS citati nel rapporto, tra l’annuncio della tregua e la fine di settembre 2026, le forze israeliane hanno ucciso almeno 1.422 palestinesi e ne hanno feriti 5.150. PHRI conclude che queste cifre non riflettono semplicemente un sistema sanitario che si sta riprendendo troppo lentamente. Israele continua a limitare l’accesso a farmaci e attrezzature mediche, a impedire ai pazienti di raggiungere le cure fuori da Gaza e a ostacolare un reale ripristino del sistema sanitario. Secondo PHRI, gli atti identificati nel suo rapporto del 2025 come parte del genocidio perpetrato da Israele a Gaza – tra cui l’imposizione deliberata di condizioni di vita volte a provocare la distruzione della popolazione palestinese – sono proseguiti anche durante il cessate il fuoco.
Milena Ansari, direttrice del Dipartimento per i Territori Occupati di PHRI e autrice del rapporto, ha dichiarato: “Un anno di ‘cessate il fuoco’ avrebbe dovuto portare un sollievo concreto e la riabilitazione per i palestinesi, oltre a consentire il ripristino e la ricostruzione del sistema sanitario decimato. Al contrario, il sistema sanitario rimane devastato, i medicinali e le forniture essenziali continuano a non raggiungere Gaza nella misura necessaria e i pazienti continuano a morire vedendosi negare l’accesso alle cure disponibili a pochi chilometri di distanza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. I dati dimostrano che il cessate il fuoco non ha fermato il genocidio, ma ne ha modificato le modalità di attuazione. La politica israeliana continua a creare condizioni che impediscono ai palestinesi di Gaza di riprendersi e di sopravvivere”.
PHRI esorta Israele a riaprire il corridoio sanitario tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est), a revocare le restrizioni su medicinali, attrezzature mediche e personale umanitario, e a consentire una reale ricostruzione del sistema sanitario di Gaza.