La povertà argentina è tornata a crescere. Nel primo semestre del 2026 il 32,3% della popolazione urbana viveva con un reddito insufficiente a coprire il paniere di beni e servizi essenziali. Sei mesi prima era il 28,2%. L’indigenza è passata dal 6,3 al 7,5%. Sono i dati pubblicati dall’Indec, l’istituto nazionale di statistica, e interrompono la discesa che il governo di Javier Milei aveva trasformato in uno dei principali argomenti a sostegno della propria politica ultraliberista. Milei ha infatti legato la sua immagine pubblica ad una motosega esibita a simboleggiare la sua volontà di tagliare la spesa statale.

I numeri sconfessano il presidente alleato di Donald Trump. Nei 31 agglomerati urbani analizzati dall’Indec le persone povere sono 9,7 milioni e quelle indigenti circa 2,2 milioni. Proiettando il dato sull’intera popolazione argentina si arriva a circa 15,5 milioni. Il dato più alto riguarda i bambini e gli adolescenti fino a 14 anni: il 44,5% vive in famiglie povere. Nel Nord-Est la quota complessiva raggiunge il 41%. La curva racconta bene i primi tre anni della presidenza Milei. Dopo la svalutazione di oltre il 50% del peso e i primi tagli alla spesa pubblica, nella prima metà del 2024 la povertà era schizzata al 52,9%. La stabilizzazione dei prezzi e il successivo recupero parziale dei redditi l’avevano poi fatta scendere rapidamente, fino al 28,2% nella seconda metà del 2025, il livello più basso dal 2018. Quel recupero si è fermato.

Nei primi sei mesi dell’anno il reddito medio pro capite delle famiglie è aumentato dell’11,5%, mentre il costo del paniere utilizzato per calcolare la soglia di povertà è cresciuto di quasi il 20%. I salari reali medi restano inoltre inferiori a quelli del dicembre 2023, quando Milei arrivò alla Casa Rosada.

La stabilizzazione macroeconomica non ha prodotto una ripresa equivalente dell’occupazione. Il lavoro privato formale diminuisce da tredici mesi consecutivi. A luglio l’attività economica ha perso il 2,9% rispetto a giugno e l’1,4% su base annua. Le vendite nei supermercati sono diminuite del 2,1% rispetto all’anno precedente. Reuters descrive mense popolari nuovamente sovraccariche, famiglie che ricorrono a piccoli prestiti per comprare alimenti e il ritorno dei club del baratto, una pratica diventata simbolo della crisi argentina del 2001.

Il governo non accetta l’accusa di aver fallito e si aggrappa al confronto con il momento peggiore del 2024. Ma quel dato parte da un picco prodotto anche dalla svalutazione e dal primo shock dell’austerità dello stesso governo Milei. Il presidente aveva costruito buona parte della propria narrazione economica sulla sequenza deficit zero, discesa dell’inflazione, recupero dei salari e riduzione della povertà. Ma le statistiche dicono che la sua ricetta economica si è arenata.

A pesare è anche la composizione dell’aggiustamento fiscale. Secondo un’analisi dell’Instituto Argentino de Análisis Fiscal, tagli alle pensioni e all’assistenza sociale rappresentano quasi un quarto della riduzione della spesa pubblica in termini reali. I dati arrivano mentre Milei prepara la corsa per un secondo mandato. Il presidente ha presentato il bilancio 2027 prevedendo una crescita del Pil del 4%, mentre tra gli economisti argentini si parla addirittura del rischio di recessione. Il prossimo dato sulla povertà arriverà ormai dentro la campagna elettorale e potrebbe avere un impatto sulle possibilità di riconferma di Milei.