Pagine Esteri – Il Comitato norvegese per il Premio Nobel ha assegnato quest’anno il Premio Nobel per la Pace 2026 alla sudafricana Navanethem Pillay, nota come “Navi”.

L’annuncio odierno del comitato ha spiegato che il riconoscimento è stato assegnato alla giurista sudafricana per il suo lavoro di promozione della pace e del diritto internazionale.

Il comitato di Oslo ha affermato in una dichiarazione che Pillay, ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha svolto un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio vengano perseguiti.

«In un momento di sfide esistenziali – tra cui un numero di guerre e conflitti senza precedenti da molto tempo – il diritto internazionale non è più solo un complemento alla pace e alla sicurezza. È una necessità assoluta», si legge nella dichiarazione che poi prosegue: «L’impegno di Navi Pillay a favore dei principi giuridici universali e la sua salda bussola morale sono stati una costante nella sua lunga carriera. Un filo conduttore collega il suo lavoro iniziale in difesa di Nelson Mandela e di altri che si sono opposti all’apartheid al suo ruolo di giudice in alcuni dei più importanti casi giudiziari internazionali del nostro tempo»

Il presidente della commissione, Jorgen Watne Frydnes, ha affermato che il sistema del diritto internazionale è «sottoposto a una pressione enorme» e le sue istituzioni sono «sotto attacco».

Di origini tamil indiane, e per questo sottoposta a pesanti discriminazioni nel Sudafrica dell’apartheid, la 85enne Pillay è stata la prima donna ad avviare uno studio legale nella provincia del Natal, nel 1967, quando essendo “di colore” non poteva neanche presentarsi davanti ad un giudice.

È stata avvocata difensore di Nelson Mandela, a sua volta insignito del premio Nobel per la pace, e di altri attivisti anti-apartheid, ed è stata la prima donna di colore a far parte dell’Alta Corte del Sudafrica, nominata proprio dal leader dell’African National Congress dopo la sua scarcerazione e la sua elezione alla presidenza.

In seguito ha fatto parte del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale, ed è stata responsabile per i diritti umani presso le Nazioni Unite.

La commissione di Oslo ha sottolineato il suo ruolo, durante il suo incarico presso il tribunale per il Ruanda, nell’aver stabilito che lo stupro e la violenza sessuale possono costituire crimini contro l’umanità e genocidio.

Pillay ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che lo scorso anno ha concluso che Israele ha commesso un genocidio a Gaza. Nel settembre del 2025, presentando il rapporto della Commissione a Ginevra, Pillay spiegò: «La Commissione ha concluso che Israele ha commesso genocidio contro il popolo palestinese a Gaza e che continua a commetterlo». «La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese a Gaza», disse. «Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, non agire per porvi fine equivale a complicità». 

Nello stabilire l’intento genocidiario di Israele, la commissione si è basata su due elementi: le dichiarazioni delle autorità israeliane e il “modello di condotta” delle forze armate dello “stato ebraico”. Il rapporto ha indicato che Israele aveva commesso quattro dei cinque “atti genocidari” definiti dalla apposita Convenzione del 1948. Ha inoltre sostenuto che il premier Benjamin Netanyahu, il presidente Isaac Herzog e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant avrebbero incitato le forze armate, le istituzioni e i cittadini alla commissione di genocidio. 

Pillay attualmente fa parte della sezione della Corte Internazionale di Giustizia incaricata del caso in cui il Myanmar è accusato di genocidio contro i Rohingya.

Ashok Swain, ricercatore presso l’Università di Uppsala in Svezia, ha affermato che, sebbene il premio non porterà a cambiamenti concreti sul campo, il messaggio che il riconoscimento veicola a Pillay è fondamentale nel contesto attuale. «Il diritto internazionale… non è mai stato perfetto, ma almeno alcune regole esistevano. Ora è diventato un caos totale e ognuno lo interpreta a modo suo», ha dichiarato ad Al Jazeera. «Non si vedevano così tanti conflitti nel mondo da mezzo secolo».

Quando è stata informata della concessione del Nobel, Pillay – che si trovava ad una riunione di giuristi presso la sede che dopo la Seconda Guerra Mondiale ospitò il Tribunale di Norimberga, incaricato di giudicare i crimini commessi dal regime nazista tedesco – ha affermato di aver pensato inizialmente che si trattasse di uno scherzo.

«L’ultima cosa che ho fatto è stata la consegna del rapporto su Gaza, in cui definivo ciò che stava accadendo lì come un genocidio», ha continuato. «Una delle reazioni principali a quel rapporto è stata quella di rendermi omaggio per il mio coraggio. E potete immaginare quanto fossi sorpresa. Perché mai ci vorrebbe coraggio per dire la verità?»
Pillay ha scherzato dicendo che avrebbe potuto condividere il premio con il presidente statunitense. «Se applaudite più forte, potrei condividere questo premio con Trump», ha detto in un video pubblicato sui social media dal segretario generale di Amnesty International, che mostrava Pillay mentre veniva applaudita dopo l’annuncio del premio.

Il Nobel, del valore di 12 milioni di corone svedesi (1,2 milioni di dollari), sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre, in occasione dell’anniversario della morte dell’industriale svedese Alfred Nobel, che istituì il riconoscimento nel suo testamento del 1895.

Il comitato per il Premio Nobel per la Pace ha ricevuto candidature per altre 286 persone o organizzazioni. Tra i candidati figuravano anche la Stazione Spaziale Internazionale, le squadre di soccorso in Sudan, gli attivisti per i diritti dei bambini in Ucraina e due importanti corti internazionali. Pagine Esteri