Dal primo novembre la missione delle Nazioni Unite nel Sahara occidentale ha cominciato a smantellare le proprie strutture. Era arrivata nel 1991 per sorvegliare il cessate il fuoco tra Marocco e Fronte Polisario e preparare un referendum sull’autodeterminazione della popolazione sahrawi. Trentacinque anni dopo quel voto non si è mai tenuto. Il mandato della MINURSO è scaduto il 31 ottobre senza che il Consiglio di sicurezza riuscisse a rinnovarlo. Il segretario generale António Guterres ha annunciato l’avvio della fase di liquidazione: un gruppo ridotto resterà sul posto per organizzare il rientro del personale e la gestione delle attrezzature.
Il blocco è maturato venerdì 30 ottobre, quando la Russia ha posto il veto a una risoluzione proposta dagli Stati Uniti. Il testo avrebbe prorogato la presenza internazionale, ma ne avrebbe modificato nome e funzioni, scegliendo unilateralmente il piano marocchino di autonomia come unica base dei negoziati. La proposta di Mosca per un rinnovo senza trasformazioni sostanziali non ha raccolto i voti necessari. Washington ha accusato la Russia di aver ostacolato un possibile accordo; Mosca ha risposto che non si può stabilire in anticipo l’esito di una trattativa sullo status del territorio, decidendo di partire dalle richieste di una delle due parti in conflitto. Il confronto non ha riguardato soltanto la durata della missione: al centro c’era la possibilità di sostituire progressivamente il referendum con un negoziato sull’autonomia sotto sovranità marocchina.
Rabat controlla la maggior parte del Sahara occidentale e lo considera parte integrante del regno. Il Polisario rivendica invece l’indipendenza e il diritto dei sahrawi a scegliere il proprio futuro. La controversia risale alla fine del dominio coloniale spagnolo: nel 1975 Madrid avviò il ritiro, completato nel 1976, senza portare a termine la decolonizzazione, mentre il Marocco ne assunse il controllo su gran parte della superficie. Le Nazioni Unite continuano a classificare il Sahara occidentale come territorio non autonomo. La tregua del 1991 avrebbe dovuto aprire la strada a un voto che includesse anche l’indipendenza, ma le divergenze sull’identificazione degli aventi diritto lo hanno impedito. Dal 2020, dopo la rottura del cessate il fuoco, sono riprese ostilità a bassa intensità.
La posizione di Washington è cambiata negli anni a favore delle rivendicazioni marocchine. Il sostegno statunitense alle rivendicazioni territoriali di Rabat si inserisce in una solida alleanza politica e militare, rafforzata nel dicembre 2020 quando Donald Trump riconobbe la sovranità marocchina sul Sahara occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele, nell’ambito degli Accordi di Abramo. Anche Israele, divenuto nel frattempo uno dei principali fornitori di armamenti del regno, ha riconosciuto nel 2023 la sovranità marocchina sul territorio occupato, consolidando un’intesa strategica che contribuisce a rafforzare la posizione di Rabat nei confronti del Fronte Polisario e delle rivendicazioni di autodeterminazione del popolo sahrawi.
Il sostegno statunitense, insieme a quello di Francia e di altri partner occidentali, ha rafforzato Rabat nei negoziati. Nel 2025 il Consiglio di sicurezza aveva già definito l’autonomia proposta dal Marocco la soluzione più praticabile, senza cancellare formalmente il principio di autodeterminazione. Per il Polisario, però, una trattativa che ammetta soltanto l’autonomia esclude fin dall’inizio l’opzione dell’indipendenza. Il Marocco ha accolto favorevolmente il mancato rinnovo della MINURSO, mentre Algeria e Polisario hanno denunciato l’impostazione statunitense.
Il Sahara occidentale, come tutta la costa atlantica, è ricca di risorse ittiche e il territorio ospita giacimenti di fosfati. Il loro sfruttamento coinvolge interessi commerciali e accordi con imprese straniere. Nel 2024 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha annullato accordi agricoli e di pesca tra Bruxelles e Rabat applicati al Sahara occidentale perché non era stato ottenuto il consenso del suo popolo. La sentenza ha distinto gli interessi degli abitanti attuali dal diritto collettivo all’autodeterminazione dei sahrawi.
Le conseguenze più immediate ricadono su una popolazione divisa da decenni. Nei campi vicino a Tindouf, in Algeria, i rifugiati sahrawi dipendono in larga misura dall’assistenza umanitaria. Il Programma alimentare mondiale distribuisce aiuti mensili a oltre 133mila persone vulnerabili e segnala che più dell’80% della popolazione dei campi dipende interamente dagli aiuti per il cibo. Oxfam ha avvertito che la perdita delle funzioni di monitoraggio e riduzione delle tensioni della MINURSO può aggravare i rischi per i civili, mentre la mancanza di finanziamenti continua a pesare su acqua, alimentazione e servizi essenziali. La chiusura della missione non determina automaticamente una ripresa su larga scala della guerra, ma elimina un presidio in una regione dove le ostilità non sono cessate. Pagine Esteri