L’Europa rischia di affidare una parte crescente delle proprie funzioni essenziali a tecnologie che non controlla, costruite su infrastrutture che non possiede e finanziate, almeno in parte, con il denaro dei suoi stessi cittadini. È l’avvertimento lanciato dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde in un discorso pronunciato lunedì a Vienna. Il tema non è semplicemente quanto l’Unione sia in ritardo nella corsa all’intelligenza artificiale, ma quale sovranità politica possa conservare un continente che dipende da Stati Uniti e Cina per una tecnologia destinata a entrare in quasi ogni settore dell’economia e dell’amministrazione pubblica. 

I numeri descrivono una dipendenza impressionante. Gli Stati Uniti ospitano circa il 75% della capacità mondiale di calcolo destinata all’IA; l’Europa appena il 5%. Nel 2025 le società statunitensi hanno prodotto 59 modelli di intelligenza artificiale considerati significativi, quelle cinesi 35. Francia e Regno Unito uno ciascuno. 

E non si tratta soltanto di chatbot. Nel giro di pochi anni, ha ricordato Lagarde, sistemi di IA potranno selezionare le merci da controllare alle frontiere, decidere quali dichiarazioni fiscali sottoporre a verifica, organizzare il traffico ferroviario, assistere i pazienti negli ospedali e gestire pagamenti bancari. Se l’accesso a quei sistemi venisse limitato o se unilateralmente ne cambiassero le condizioni, l’effetto attraverserebbe contemporaneamente interi settori dell’economia europea. 

Lagarde parla esplicitamente di una leva che nessun partner commerciale ha mai posseduto sull’Europa. Un governo straniero potrebbe utilizzarla durante negoziati su dazi, tassazione digitale o altri dossier. L’ipotesi ha assunto un significato diverso da quando l’amministrazione Trump ha dimostrato di considerare commercio, tecnologia e sicurezza strumenti della stessa politica di pressione.

A finanziare le aziende americane sono, oltretutto, i contribuenti del Vecchio Continente. Le famiglie europee risparmiano ogni anno circa 1.400 miliardi di euro, ma una quota rilevante di quei capitali non finanzia imprese e infrastrutture europee. Secondo i dati citati dalla Bce, circa 440 miliardi di euro dei risparmi dell’area euro sono investiti nelle grandi società tecnologiche statunitensi. L’Europa, in altre parole, contribuisce a finanziare le aziende dalle quali teme di diventare dipendente. 

La costruzione dei giganteschi data center necessari all’IA richiede capitali tali che le società tecnologiche americane hanno iniziato a finanziarsi anche attraverso il mercato obbligazionario europeo. Lo scorso anno hanno emesso oltre 100 miliardi di dollari di bond e rappresentano ormai circa il 10% delle emissioni in euro delle società non finanziarie. Il capitale europeo viene quindi utilizzato per ampliare oltreoceano la capacità tecnologica che manca in Europa. 

Colmare il divario costerà parecchio. La BCE stima che il deficit europeo di capacità dei data center possa crescere di oltre sei volte entro un decennio e che siano necessari fino a 600 miliardi di euro per ridurlo. Ma la presidente sostiene che il problema non sia la mancanza di risparmio: è l’incapacità di trasformarlo in investimenti europei attraverso mercati finanziari ancora frammentati. 

La “sovranità digitale” rischia tuttavia di diventare un’altra parola vuota se coincide soltanto con nuovi sussidi pubblici alle imprese private. La questione, come sempre nel sistema economico in cui viviamo, riguarda chi possiederà le infrastrutture. E anche quali dati potranno essere utilizzati, quali consumi energetici e idrici saranno imposti dai data center e chi incasserà i profitti derivanti dall’automazione.

L’Europa ha già sperimentato con energia, semiconduttori e difesa quanto una dipendenza economica possa trasformarsi rapidamente in vulnerabilità politica. Con l’intelligenza artificiale la scala potrebbe essere maggiore. La differenza è che questa volta il continente dispone già di una parte considerevole delle risorse necessarie per costruire un’alternativa. Solo che, per ora, le investe soprattutto altrove.