Pagine Esteri (foto fermo immagine da YouTube) – La Colombia volta pagina, va a destra, dopo quattro anni di governo progressista. Il candidato ultraconservatore Abelardo De La Espriella, sostenuto da Donald Trump, ha ottenuto una vittoria di misura al secondo turno delle elezioni presidenziali, superando il senatore Ivan Cepeda con il 49,66% dei voti contro il 48,70%. A separare i due candidati sono stati circa 250mila voti su oltre 26 milioni di schede espresse, un margine ridotto che riflette la profonda polarizzazione del paese sudamericano.
La vittoria di De La Espriella, noto come El Tigre, segna la conclusione dell’esperienza politica inaugurata dal presidente Gustavo Petro, primo capo di Stato di sinistra nella storia della Colombia. L’avvocato e imprenditore, privo di precedenti incarichi politici, ha costruito la propria campagna elettorale attorno sicurezza, crescita economica e rottura con le politiche dell’attuale governo.
Nelle sue prime dichiarazioni da presidente eletto, pronunciate davanti ai sostenitori radunati a Barranquilla, De La Espriella ha promesso di governare per tutti i colombiani e di rispettare i diritti di ogni cittadino. A sinistra i dubbi sono forti. Il suo successo è stato salutato immediatamente da Donald Trump, che nelle ultime settimane aveva espresso il proprio sostegno a De La Espriella. Un appoggio che ha suscitato polemiche negli Stati Uniti e in Colombia, dove molti osservatori hanno denunciato un’ingerenza nella campagna elettorale.
Il nuovo presidente ha promesso di interrompere i negoziati con le organizzazioni guerrigliere e criminali, invertendo una delle principali strategie dell’amministrazione uscente. Petro e Cepeda avevano infatti puntato sul dialogo come strumento per ridurre la violenza e favorire la stabilità.

Sul piano economico, De La Espriella propone una linea nettamente favorevole al mercato. Vuole rilanciare il settore petrolifero e del gas, ridurre la pressione fiscale e diminuire fino al 40% le dimensioni dello Stato. Un programma accolto con entusiasmo dalle principali associazioni imprenditoriali del paese, comprese quelle che rappresentano il settore bancario, minerario e i rapporti commerciali con gli Stati Uniti.
La svolta economica annunciata non sarà tuttavia priva di ostacoli. Il nuovo presidente eredita un debito pubblico elevato e dovrà confrontarsi con un Congresso frammentato. Sebbene il fronte progressista sia stato sconfitto nelle presidenziali, il Patto Storico di Cepeda rimane la forza più rappresentata sia al Senato sia alla Camera, pur senza detenere la maggioranza assoluta. Questa situazione potrebbe costringere De La Espriella a moderare alcune delle sue proposte più radicali.
Anche la sua immagine di imprenditore di successo è stata oggetto di contestazioni. Un’inchiesta del sito giornalistico La Silla Vacía ha evidenziato come diverse attività a lui riconducibili abbiano registrato perdite o siano gravate da debiti, mentre il suo studio legale sarebbe rimasto l’unica impresa realmente redditizia.
La sinistra colombiana non intende comunque uscire di scena. Ivan Cepeda ha annunciato che la sua coalizione contesterà i risultati di circa 33mila seggi elettorali e attenderà il completamento del conteggio ufficiale verificato da giudici e notai. Pur dichiarandosi disponibile al dialogo, il candidato sconfitto ha chiesto che vengano preservate le conquiste sociali ottenute negli ultimi anni, tra cui le pensioni per i settori più poveri e le riforme del lavoro sostenute dai sindacati.
Molti elettori progressisti temono soprattutto che la retorica aggressiva del nuovo presidente possa riaccendere il conflitto interno. Da oltre sessant’anni la Colombia è attraversata da una complessa guerra che coinvolge guerriglie di sinistra, gruppi paramilitari, organizzazioni criminali e forze statali. Le promesse di una risposta esclusivamente militare alimentano il timore di una nuova escalation delle violenze.
L’elezione di De La Espriella si inserisce inoltre in una più ampia tendenza regionale. Negli ultimi anni diversi paesi latinoamericani, tra cui Cile, Argentina, Ecuador e Costa Rica, hanno visto l’affermazione di leader di destra. In Perù, anche Keiko Fujimori appare vicina alla vittoria. Una dinamica che conferma il rafforzamento delle destre nel continente e il crescente peso politico dell’amministrazione Trump, impegnata a ricostruire una rete di alleanze ideologicamente affini in America Latina. Pagine Esteri.