Pagine Esteri – L’esercito del Myanmar ha lanciato nei giorni scorsi nuove offensive in diverse regioni di confine del paese, tra cui un’area di frontiera con importanti giacimenti di terre rare. Il piano è scattato solo un mese dopo che una nuova amministrazione ha assunto formalmente il controllo del paese.

Il nuovo capo militare Ye Win Oo, insediatosi a marzo dopo le dimissioni del suo predecessore che ha assunto la carica di presidente, ha inaugurato una aggressiva campagna militare diretta a riconquistare alcune strategiche roccaforti di confine, attualmente occupate dalle milizie di alcuni gruppi etnici che si oppongono alla giunta militare e che negli ultimi anni hanno acquisito forza, giungendo a controllare ampie porzioni del territorio del paese asiatico.

Durante un incontro la scorsa settimana, Ye Win Oo ha comunicato ai soldati che l’esercito aveva messo in sicurezza la città di Falam nello Stato di Chin e un’importante arteria stradale tra Mandalay e Myitkyina nello Stato di Kachin.
«La logica strategica dei militari è quella di riprendere il controllo delle principali vie di comunicazione e commerciali del Myanmar», ha spiegato all’agenzia Reuters l’analista birmano Sai Kyi Zin Soe, secondo cui «i militari stanno cercando disperatamente di riconquistare le città che ospitano i punti di passaggio per il commercio di confine».
Le offensive giungono dopo che l’ex capo della giunta militare divenuto presidente, Min Aung Hlaing, ad aprile ha chiesto ai gruppi ribelli di avviare dei colloqui di pace con il governo militare entro 100 giorni, proposta che però la maggior parte dei gruppi armati hanno immediatamente respinto.
La guerra civile è iniziata nel 2021, quando i militari hanno messo in atto un colpo di stato che ha rovesciato il governo civile democraticamente eletto guidato dalla premio Nobel Aung San Suu Kyi. L’imposizione di una giunta militare – l’ennesima nella storia del paese – scatenò una rivolta a livello nazionale che si trasformò in una resistenza armata, con diversi eserciti etnici e gruppi ribelli che cacciarono i militari da numerose regioni, soprattutto di confine.

L’esercito sta cercando ora di penetrare più a fondo nello Stato di Kachin settentrionale, con l’obiettivo di riconquistare le zone minerarie lungo il confine con la Cina, che producono circa la metà delle terre rare attualmente estratte al mondo, essenziali per le turbine eoliche, i veicoli elettrici e altri dispositivi tecnologici di vario tipo.
Contemporaneamente, l’esercito ha lanciato un’intensa offensiva sul fronte occidentale nello Stato di Chin, al confine con l’India, che potrebbe interrompere un’importante via logistica transfrontaliera che sostiene i gruppi di opposizione all’interno del Myanmar. Secondo Salai Van, portavoce del “Fronte Nazionale Chin”, l’esercito birmano sta utilizzando pesanti bombardamenti aerei costringendo la milizia ribelle a ritirarsi da alcune città.
La macchina bellica birmana non sembra ancora essere stata rallentata dalla carenza di carburante innescata dal conflitto in Iran e dal blocco di Hormuz, anche se gli agricoltori e gli abitanti del paese in genere stanno facendo fronte da tempo a pesanti ristrettezze.

Su un altro fronte, l’esercito ha lanciato un’offensiva diretta a controllare l’autostrada Myawaddy-Kawkareik, vicino alla Thailandia, un’importante via commerciale attorno alla quale infuriano i combattimenti da quando l’esercito etnico della “’Unione Nazionale Karen” ha preso il controllo della città di confine di Myawaddy nel 2024. – Pagine Esteri