Pagine Esteri – La Cisgiordania è sotto blocco e Hebron è isolata dal resto del territorio palestinese. Dopo la sparatoria in cui due militari israeliani e due palestinesi armati sono stati uccisi al posto di controllo di Farsh al Hawa, Benyamin Netanyahu ha ordinato una vasta operazione militare e minacciato di trasformare completamente il quartiere da cui provenivano gli attentatori. Ieri sera l’esercito israeliano ha annunciato l’avvio di un’operazione a Hebron destinata a durare diversi giorni.
Secondo il comunicato, le forze militari stanno effettuando «perquisizioni mirate e approfondite» per individuare e smantellare infrastrutture e depositi di armi. Gli abitanti palestinesi nelle zone interessate potranno allontanarsi soltanto dopo essere stati sottoposti a interrogatori e controlli . «Chiunque susciti sospetti durante i controlli verrà portato via per essere interrogato dalle forze di sicurezza», hanno ammonito i militari.
L’operazione è stata preceduta dalle minacce di Netanyahu, che ha promesso di colpire duramente il luogo di provenienza dei due palestinesi. «Distruggeremo questo luogo, lo cambieremo completamente. Il quartiere degli attentatori sarà trasformato completamente», ha dichiarato, mentre i militari cominciavano a cacciare gli abitanti e i commercianti da Farsh al Hawa, concedendo loro appena cinque minuti per andarsene.
Sono poi arrivati i bulldozer dell’esercito, che hanno demolito una palazzina, composta da tre appartamenti. La distruzione potrebbe essere soltanto la prima di molte altre. «Demoliremo tanti edifici qui prima dell’inizio dello Shabbat. Dovrà essere chiaro che il terrorismo contro i cittadini israeliani ha un prezzo molto alto», ha annunciato Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e responsabile anche delle politiche relative agli insediamenti in Cisgiordania. Smotrich ha inoltre cominciato la creazione di altri quattro avamposti coloniali nell’area di Hebron.
Questa mattina diversi contadini palestinesi sono stati feriti in un attacco a ovest di Hebron. Secondo l’agenzia di stampa WAFA, i coloni hanno aggredito le persone presenti in una piantagione di cactus a Khirbet Suba. Testimoni citati dalla testata giornalistica hanno denunciato che le forze israeliane inizialmente hanno impedito alle ambulanze di raggiungere la zona per prestare soccorso ai feriti.
L’escalation militare israeliana, di proporzioni che non si registravano da tempo, è arrivata a quattro giorni dalle elezioni del 27 ottobre. Netanyahu ha sfruttato immediatamente la crisi per ribadire la propria immagine di leader pronto sempre a impiegare la forza contro tutti i palestinesi. Una linea che il premier ha presentato anche in contrapposizione al suo avversario Gadi Eisenkot.
Dopo aver ordinato all’esercito di circondare Hebron e chiudere la Cisgiordania, Netanyahu si è recato nella zona degli scontri e ha detto che intende applicare nella città, che conta circa 250mila abitanti, il modello già sperimentato nei campi profughi del nord della Cisgiordania. «Evacueremo i residenti, andremo casa per casa, rimuoveremo le armi e ci occuperemo di tutte le infrastrutture terroristiche, distruggendole», ha dichiarato. «Faremo qualcosa che non è mai stato fatto prima: metteremo in pratica il modello efficace e aggressivo che abbiamo utilizzato nei campi profughi, che sono essenzialmente roccaforti terroristiche», ha aggiunto. Il riferimento è alle operazioni militari avviate nel gennaio 2025 nei campi profughi di Jenin e Tulkarem, che hanno provocato lo sfollamento di decine di migliaia di palestinesi e la distruzione di abitazioni e infrastrutture. Ha anche ordinato di demolire le abitazioni palestinesi costruite, a suo dire, senza permesso lungo le strade della Cisgiordania, sostenendo che rappresenterebbero «una minaccia per le nostre forze».
La sparatoria è avvenuta intorno alle 7.30, mentre un contingente del battaglione Ari del Comando del Fronte interno israeliano controllava le automobili in uscita dalla città. Secondo una ricostruzione, i due palestinesi erano arrivati a bordo di un veicolo con targa gialla israeliana, armati di un mitra e di una pistola. Quando si sono resi conto di non poter raggiungere la strada 35, sono scesi dall’auto e hanno aperto il fuoco contro i militari presenti, uccidendo due e ferendone altri tre. Lo scontro è durato oltre venti minuti e si è concluso con l’uccisione dei due palestinesi, Hamoud al-Jaaba e Firas al-Jaaba, entrambi ventisettenni e originari di Hebron.
Dopo la sparatoria, l’esercito ha avviato rastrellamenti a Hebron e nei villaggi circostanti. Almeno quattro parenti dei due palestinesi uccisi sono stati arrestati. A Dura, a sud-ovest di Hebron, un palestinese è stato gravemente ferito dopo che i soldati hanno sparato contro la sua automobile.
Le decisioni di Netanyahu non si sono limitate alle misure militari. Dal luogo degli scontri, il premier si è rivolto anche ai coloni israeliani presenti nella zona, definendoli «un modello per il popolo di Israele» e «un modello per lo Stato di Israele». Un messaggio politico pronunciato mentre, in altre località della Cisgiordania, proseguivano le aggressioni dei coloni contro i palestinesi. A Sinjil, hanno attaccato agricoltori impegnati nella raccolta delle olive. A Kafr Malik, un colono ha lasciato pascolare il proprio bestiame sui terreni agricoli palestinesi, mentre l’esercito conduceva un’incursione a Khirbet Abu Falah. Episodi che si inseriscono in un contesto di crescente pressione sui villaggi palestinesi, tra operazioni militari, violenze dei coloni e restrizioni alla libertà di movimento.
La crisi di Hebron ha offerto a Netanyahu anche l’occasione per rilanciare un altro punto del suo programma: la costruzione di un’economia israeliana «alternativa», capace di aggirare eventuali sanzioni internazionali e di ridurre la dipendenza dagli aiuti statunitensi. Il premier ha previsto che, in un futuro non lontano, gli aiuti americani «non arriveranno più» e ha sostenuto la necessità di preparare il paese a questa eventualità. Si tratta dell’idea di Israele come “Sparta” enunciata da Netanyahu in passato.
Per Netanyahu la sparatoria di Hebron non è soltanto un episodio di sicurezza. Le demolizioni, il blocco del territorio, l’annuncio di una nuova operazione su vasta scala e l’omaggio ai coloni compongono un messaggio rivolto agli elettori israeliani. A pagarne le conseguenze sarà la popolazione civile palestinese, già sottoposta a dure restrizioni e sfollamenti.