Pagine Esteri – Una nuova fabbrica è stata inaugurata il 17 settembre a Belgrado, ma alla cerimonia non sono stati invitati i giornalisti. Il presidente Aleksandar Vučić, che pochi giorni dopo avrebbe laaciato la sua carica, ha spiegato che la produzione era coperta da esigenze di riservatezza e ha scelto i social network per mostrare al pubblico alcune immagini dello stabilimento. Poche ore dopo, l’ex presidente serbo annunciava con orgoglio la nascita di un impianto destinato ad assemblare droni israeliani, con circa cento posti di lavoro e una produzione destinata non soltanto alle forze armate serbe, ma anche agli eserciti di altri Paesi.
La fabbrica si trova nel quartiere di Makiš, nella periferia di Belgrado, e rappresenta un nuovo passo nel rapido avvicinamento tra l’industria militare serba e quella israeliana. Un rapporto che negli ultimi anni è cresciuto con una velocità significativa e che oggi comprende droni, sistemi di artiglieria, missili, guerra elettronica e altre tecnologie militari.
A rendere particolarmente delicata la vicenda sono però i contorni societari dello stabilimento. L’inchiesta realizzata da BIRN e pubblicata da Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa ha ricostruito una struttura molto più complessa di quella annunciata inizialmente da Vučić. Il presidente serbo aveva parlato di una proprietà condivisa al 50 per cento tra Serbia e Israele. I registri societari mostrano invece che la società che gestisce lo stabilimento, SDS Technologies, è riconducibile a una società registrata a Londra e controllata dall’imprenditore greco Athanasios Ramos.
Ancora più significativo è il ruolo di Zion Amir, avvocato israeliano che dal 2025 rappresenta Benjamin Netanyahu in un procedimento penale. Amir è stato nominato direttore di SDS Technologies proprio il 17 settembre, il giorno dell’inaugurazione della fabbrica. Gli altri due direttori sono una cittadina greca e un cittadino statunitense di origine libanese. BIRN non ha ricevuto risposte da Amir alle domande sui suoi rapporti con la società e con il nuovo impianto.

Il punto più controverso riguarda però Elbit Systems, uno dei giganti mondiali dell’industria della difesa israeliana. L’ambasciata israeliana a Belgrado ha presentato l’inaugurazione come un momento della cooperazione tra l’industria militare serba e Elbit. Durante la cerimonia era presente Ran Krill, vicepresidente della società israeliana. Inoltre, Vučić ha indicato tre sistemi che dovrebbero essere assemblati e successivamente prodotti in serie nello stabilimento.
Eppure Elbit nega di essere proprietaria o partner dello stabilimento serbo. La società ha dichiarato a BIRN di collaborare con imprese locali in diversi Paesi europei nel quadro di processi di localizzazione della propria produzione, ma ha negato qualsiasi rapporto societario con SDS Technologies o con Zion Amir. È una contraddizione che lascia aperte domande importanti sulla reale struttura del progetto e sulla natura della collaborazione industriale tra Israele e Serbia.
Al di là dell’assetto societario, il significato militare dell’operazione è evidente. Vučić ha indicato con particolare entusiasmo il Lanius-X, un drone progettato per individuare e inseguire bersagli. Il presidente serbo ha sottolineato le capacità autonome del sistema e la difficoltà di difendersi da un’arma di questo tipo. Il progetto, quindi, non riguarda soltanto l’assemblaggio di apparecchi destinati alla ricognizione, ma l’ingresso della Serbia nella produzione di una nuova generazione di sistemi senza pilota per il combattimento.
Il salto tecnologico si inserisce nella più generale modernizzazione delle forze armate serbe. Belgrado sta cercando di ridurre la dipendenza dai vecchi sistemi di origine sovietica acquistando contemporaneamente tecnologia da Israele, Cina e Paesi europei. Nel 2024 ha ordinato alla Francia dodici caccia Rafale. Nel 2025 ha acquistato da Elbit sistemi d’artiglieria PULS e droni Hermes 900 per circa 335 milioni di dollari. Nell’agosto dello stesso anno è stato concluso un ulteriore accordo da circa 1,6 miliardi di dollari per droni, missili a lungo raggio, sistemi di guerra elettronica e altri equipaggiamenti.
La cooperazione non procede però soltanto nella direzione Israele-Serbia. Belgrado è diventata anche un importante fornitore di materiale militare a Israele. Secondo l’inchiesta di BIRN ripresa da OBCT, il valore delle esportazioni serbe di armi e munizioni verso Israele è aumentato di 42 volte dal 2023, arrivando a 114 milioni di euro alla fine del 2025. Nel frattempo, nell’aprile scorso il parlamento serbo ha approvato un accordo sulla protezione delle informazioni classificate nel settore della difesa tra Serbia e Israele.
È proprio questo intreccio a rendere la nuova fabbrica particolarmente significativa. La Serbia di Vučić continua a presentarsi come un Paese militarmente neutrale, mantiene rapporti privilegiati con la Russia e con la Cina, ma contemporaneamente rafforza la cooperazione con Israele e acquista sistemi avanzati dall’Europa. La politica estera di Belgrado non segue quindi un’unica direttrice: cerca piuttosto di sfruttare le relazioni con potenze diverse per aumentare autonomia militare, capacità industriale e peso negoziale.

La guerra di Gaza aggiunge tuttavia una dimensione politica che Belgrado non può ignorare. Elbit è stata indicata dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese tra le aziende coinvolte nella produzione dei sistemi senza pil utilizzati nei territori palestinesi occupati.
Vučić sostiene che il rafforzamento militare serva a garantire la sicurezza e la deterrenza della Serbia. Ma il progetto di Makiš va oltre la semplice modernizzazione dell’esercito. Il presidente ha già annunciato l’intenzione di aprire almeno altri tre stabilimenti con partner israeliani. Se il piano verrà realizzato, la Serbia potrà trasformarsi progressivamente in un polo regionale della produzione di droni e sistemi d’arma.
La piccola fabbrica inaugurata a Belgrado diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia. La Serbia che aspira a entrare nell’Unione europea mantiene legami storici con Mosca e partnership strategiche con Pechino sta costruendo contemporaneamente una nuova relazione industriale e militare con Israele.