Pagine Esteri – L’esercito del Mali ha annunciato ieri di essere entrato nella importante città settentrionale di Kidal, conquistata ad aprile dai separatisti tuareg e dai jihadisti del “Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani” (Jnim), che hanno annunciato il ritiro delle proprie forze.

In una dichiarazione diffusa nelle ore precedenti e riportata sui media locali, lo Stato maggiore maliano aveva affermato per la prima volta di aver condotto “operazioni aeree e terrestri su larga scala nella regione di Kidal” insieme ai suoi “partner russi”, con l’obiettivo di “neutralizzare i gruppi armati terroristici”, “distruggere i loro rifugi” e “ripristinare in modo duraturo la sicurezza della popolazione” e la sua “libertà di movimento”. La riconquista di Kidal rappresenta un risultato di forte valore simbolico per la giunta militare del paese, dopo la sconfitta subita lo scorso aprile.

Il Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla), organizzazione separatista tuareg, ha annunciato in una dichiarazione di aver “deciso di effettuare un ritiro strategico e controllato delle proprie forze dalla città di Kidal”, dopo averla conquistata durante gli attacchi di aprile condotti insieme a gruppi jihadisti alleati, con l’obiettivo di indebolire le autorità militari al potere in Mali. Mohamed Elmaouloud Ramadane, portavoce dell’Fla, ha precisato che la ritirata è temporanea e si è svolta «senza scontri diretti sul terreno» per evitare vittime civili.

A partire dalla fine di aprile, il Jnim e l’Fla hanno condotto una serie di attacchi, conquistando Kidal e uccidendo il ministro della Difesa del Mali.

All’inizio di luglio, i due gruppi avevano inoltre conquistato temporaneamente la città di Anefis, al termine di intensi combattimenti, oltre a condurre altre offensive.

Il Mali è alle prese dal 2012 con una grave crisi di sicurezza, alimentata in particolare dalle violenze di gruppi affiliati ad al Qaeda e allo Stato islamico, oltre che da bande criminali locali e gruppi separatisti. Dopo due colpi di Stato, nel 2020 e nel 2021, il Paese è governato dai militari, saliti al potere con la promessa di ripristinare la sicurezza e che dopo aver rotto con la Francia si sono affidati, ormai da cinque anni, ai contractor russi inquadrati nella compagnia “Africa Corps”. Pagine Esteri