Pagine Esteri (a sinistra nella foto Sami Abu Shahadeh) – Ieri, a poco più di un mese dalle elezioni del 27 ottobre, la Commissione elettorale centrale di Israele ha approvato le richieste di squalifica dalle legislative del 27 ottobre delle formazioni politiche che rappresentano la minoranza araba-palestinese, ossia la Lista Unita – composta da Hadash, Ta’al e Balad – e di Raam, il partito islamista guidato da Mansour Abbas. Separatamente, ha votato per impedire la candidatura di Ofer Cassif, deputato di Hadash, e di Sami Abu Shehadeh, presidente di Balad e numero tre della Lista Unita.
Le squalifiche saranno sottoposte alla Corte Suprema che dovrebbe esaminare i ricorsi la prossima settimana.
La vicenda si inserisce in un rituale che accompagna da anni ogni campagna elettorale israeliana. A ogni rinnovo della Knesset, partiti della destra e altri gruppi politici presentano richieste per escludere i partiti arabo-palestinesi o loro candidati. Le motivazioni sono sempre le stesse: il mancato riconoscimento di Israele come Stato «ebraico e democratico» e il presunto “sostegno alla lotta armata o a organizzazioni considerate terroristiche”.
Adalah, il centro legale che rappresenta i partiti e i candidati colpiti dalle richieste di esclusione, ha annunciato il ricorso alla Corte Suprema. L’organizzazione ha definito il procedimento «arbitrario» e politicamente orientato e ha sostenuto che la decisione equivale a un tentativo di escludere dalla Knesset la rappresentanza politica araba-palestinese in Israele.
La vicenda più delicata è quella di Sami Abu Shehadeh. A rendere il suo caso particolarmente significativo è stata la partecipazione al voto del presidente della Commissione, il giudice della Corte Suprema Noam Sohlberg. Si tratta di una scelta eccezionale, perché i presidenti della Commissione che ricoprivano contemporaneamente l’incarico di giudici della Corte Suprema avevano generalmente evitato di votare sulle richieste di squalifica per preservare una posizione di neutralità. Sohlberg ha invece deciso di partecipare, sostenendo che Abu Shehadeh non avesse fornito una spiegazione sufficiente sulle affermazioni contestate.
Al centro del procedimento c’è soprattutto un articolo pubblicato da Abu Shehadeh l’8 ottobre 2023, il giorno dopo l’attacco di Hamas nel sud di Israele. L’allora presidente di Balad aveva analizzato gli avvenimenti dal punto di vista storico, militare e politico. La procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha sostenuto che alcune parti del testo potrebbero costituire “sostegno alla lotta armata”. È una posizione che ha avuto un peso rilevante nel procedimento.
Abu Shehadeh ha contestato l’interpretazione del suo articolo e ha affermato che la sua esclusione – richiesta dal ministro della Sicurezza ed esponente dell’estrema destra anti-palestinese – non riguardda tanto la sua candidatura quanto la possibilità stessa per una parte della minoranza araba di partecipare pienamente alla vita politica. Adalah sostiene inoltre che il testo non contenga appelli alla violenza.
La Commissione ha colpito anche Ofer Cassif, unico candidato ebreo della Lista Unita. Contro di lui il Likud ha utilizzato, tra gli altri elementi, le sue dichiarazioni sulla guerra a Gaza, le critiche alla politica israeliana e il sostegno al rilascio di Marwan Barghouti. I suoi legali hanno contestato l’idea che tali posizioni possano costituire motivo sufficiente per impedire a un parlamentare di candidarsi, sottolineando la differenza tra esprimere una posizione politica e sostenere una lotta armata.
Significativo è anche il caso di Mansour Abbas. Il leader di Raam è considerato una delle figure arabe più disponibili a cooperare con i partiti sionisti e ha già partecipato a una maggioranza parlamentare che sosteneva i governi guidati da Naftali Bennett e Yair Lapid. La sua formazione ha cercato negli ultimi anni di presentarsi come una forza interessata soprattutto alle condizioni sociali ed economiche della popolazione araba in Israele e alla partecipazione al sistema politico. Eppure la Commissione ha accolto le accuse secondo cui Raam non riconoscerebbe Israele come Stato ebraico e democratico e sosterrebbe la lotta armata. Il voto contro il partito di Abbas è stato di 18 a 5.
Ma l’aspetto politicamente più rilevante della giornata è che la linea delle squalifiche non ha seguito semplicemente la divisione tra maggioranza e opposizione. Diversi partiti dell’opposizione hanno sostenuto l’esclusione di Abu Shehadeh. Anche la procuratrice generale si è espressa a favore della possibilità di esaminare seriamente la sua squalifica. Anche il partito Democratici (sinistra sionista) ha sostenuto la squalifica di Abu Shehadeh.
È questo uno degli elementi che rendono la vicenda diversa dalle precedenti campagne per l’esclusione dei partiti arabi. Il dopo 7 ottobre 2023 ha innalzato il livello dello scontro attorno alle questioni dell’identità nazionale esclusivamente ebraica e della legittimità delle posizioni espresse dai cittadini palestinesi di Israele, con crescenti pressioni della destra più radicale per negare i diritti alla minoranza araba palestinese che rappresenta il 21% della popolazione di Israele.
Se la Corte Suprema confermasse le decisioni della Commissione, una parte consistente dell’elettorato arabo-palestinese si troverebbe senza le principali formazioni politiche che tradizionalmente lo rappresentano alla Knesset. Fino alla decisione dei giudici, dunque, Ra’am e la Lista Unita restano formalmente escluse. La campagna elettorale entra così in una fase nella quale la Corte Suprema sarà chiamata a decidere non soltanto sul destino di alcuni candidati, ma sui confini entro i quali la minoranza palestinese con cittadinanza israeliana potrà esercitare la propria rappresentanza politica nelle elezioni del 27 ottobre.