Inexpugnata terra

20,00 17,00

Autore: Francesco Pezzullo
ISBN: 9788897033578
Prezzo di copertina: 20,00 Euro
Anno: 2019

Il libro

Sul ruolo della città di Acerra nelle contese fra Angioini e Aragonesi per il dominio del Regno di Napoli.

L'autore

Francesco Pezzullo Nato ad Acerra nel 1971, consegue la laurea in Scienze Politiche nel 1996 e poi in Filosofia nel 2017. Lavora come consulente informatico per una azienda del settore ITC. Socio attivo dell’Archeoclub d’Italia – sede di Acerra svolge attività di promozione e valorizzazione culturale del territorio attraverso cicli di conferenze, eventi di carattere storico rievocativo, talora in collaborazione con gli Enti Locali. Ha scritto articoli di argomento storico e filosofico in particolare per la rivista digitale Rivista Arteria.

 

Descrizione

Inexpugnata terra. Acerra 1412-1421. Di Francesco Pezzullo

Tra il 1418 e il 1421 la storia di Acerra e della sua contea si lega a stretto filo con le vicende politico diplomatiche che investono il Regno di Napoli. La posizione geografica e la pianura fertile facevano di questa piazza un’importante base da cui muovere in un eventuale conflitto contro la capitale Napoli. Ed è proprio ciò che accade nel periodo ricordato. Nell’autunno 1418, la regina Giovanna II d’Angiò Durazzo, a seguito della impopolare politica promossa nel Regno dal suo amante Sergianni Caracciolo, si trova in urto con Muzio Attendolo Sforza, tra i maggiori capitani di ventura dell’Italia rinascimentale, nonché, al tempo, Gran Connestabile del Regno. L’alleanza del condottiero con una parte dell’aristocrazia feudale napoletana, assai scontenta dell’azione di governo del Caracciolo, segna l’inizio di uno scontro aperto tra la Corona e Attendolo. Questi può annoverare tra i propri sostenitori e alleati il conte di Acerra, Giovan Pietro Origlia. Ne segue che la piazzaforte acerrana diventi la principale base militare con cui Attendolo assedia la città di Napoli. In breve, la regina è messa alle strette. Nobiltà e popolo napoletani, non tollerando oltre, i sacrifici imposti dalla guerra in corso, si coalizzano e impongono a Giovanna di intavolare trattative di pace con Sforza. i negoziati, tra i delegati napoletani e il condottiero, si svolgeranno proprio ad Acerra e vedranno riconosciuti in pieno i diritti e le pretese di Sforza e dei suoi alleati. I fatti a seguire, però, dimostreranno che non si trattò di pace definitiva, bensì solo di una precaria tregua. Nel biennio successivo, infatti, la guerra tra Giovanna II e Attendolo Sforza riesploderà con maggiore vigore. Il conflitto assume rilievo internazionale. Nuoci protagonisti entrano in scena, tramite il gioco delle alleanze. La regina di Napoli, consapevole di non potersi opporre alla preponderanza militare del suo ribelle Gran Connestabile, cerca e ottiene l’aiuto del potente e ricco re d’Aragona e di Sicilia, Alfonso V di Trastámara. Il sovrano aragonese come contropartita viene adottato come figlio dalla Regina, aprendosi così la strada per ambire alla Corona del Regno, una volta defunta la madre adottiva. Del pari suo, Sforza ha stretto alleanza con papa Martino V, che gli finanzia la guerra e Luigi III duca d’Angiò e conte di Provenza, che rivendica diritti sul trono di Napoli, ereditati dal padre Luigi II. Acerra e il suo conte sono ancora una volta schierati con Sforza in nome di quello che considerano il legittimo nuovo re di Napoli: l’Angiò. insieme ad Aversa, la città diviene perno essenziale nello schieramento militare che porta in breve angioini e sforzeschi ad accerchiare la capitale del Regno. Al fine di spezzare il nuovo assedio, Giovanna II e Alfonso d’Aragona maturano la decisione di impossessarsi proprio della piazzaforte acerrana in mano al nemico. Ne viene un memorabile e cruento assedio che durerà circa tre mesi nell’autunno-inverno del 1421. Un poderoso apparato ossidionale viene allestito contro Acerra. Oltre al re aragonese in persona, partecipano all’assedio, famosi capitani di venture del tempo, quali Braccio da Montone, Niccolò Piccinino, Giovanni Ventimiglia, nonché un giovanissimo e ancora sconosciuto Bartolomeo Colleoni. Al termine dell’assedio, la piazzaforte non verrà presa manu militari. Sarà, infatti, solo l’intervento di papa Martino V, tramite l’azione diplomatica di due suoi legati, inviati nel Regno per una composizione pacifica del conflitto, a mettervi la parola fine.

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