I Pascià

15,00 12,75

Autore: Salvatore Minieri
ISBN: 9788897033356
Prezzo di copertina: 16,00 Euro
Anno: 2018 (4^a Edizione)

“‘Ti prego Ernesto, ti prego, salviamo il salvabile’, era il muro di parole che Craxi costruiva, frase dopo frase come mattoni di una cortina di guerra, per evitare che Bardellino potesse scavalcare il recinto della decenza.”

Il libro

Introdotto dalla prefazione di Sergio Nazzaro, “I Pascià” è un libro che non ha pietà, come il crimine che smaschera. Fino all’ultima pagina, fino all’ultima notte di una discoteca di criminalità e segreti raggelanti. Che cos’è il crimine organizzato, ma soprattutto chi sono i criminali? La risposta è nel cemento. Una risposta monolitica, imponente, alla luce del sole. Partiamo dal confine più importante che c’è in Italia e ai più sconosciuto, il confine tra Lazio e Campania. Il fiume Garigliano è la linea tracciata tra due mondi che per decenni hanno voluto non dialoganti, eppure sono simbiotici.

L'autore

Salvatore Minieri è nato nel 1973. Giornalista professionista, documentarista e reporter, ha lavorato per Il Mattino di Caserta e La Gazzetta di Caserta. Nel 2015, un suo reportage ha permesso di scoprire la più grande discarica tossica d’Europa, a Calvi Risorta, in provincia di Caserta. Autore attivo sul proprio territorio, nel gennaio del 2008, dopo la pubblicazione di una sua inchiesta sui beni gestiti dalla malavita, è stato vittima di un attentato intimidatorio a colpi di arma da fuoco, nei pressi della sua abitazione. Con Spring Edizioni ha pubblicato, nel 2014, “I Padroni di Sabbia – Castel Volturno, storia di un abbandono”, sulla devastante condizione delle coste casertane, tra abusivismo edilizio e corsi d’acqua avvelenati. Ha vinto il Premio Nazionale “Olmo” per la sezione Giornalismo d’Inchiesta e gli è stato assegnato il Premio “Legalità Campania”.

 

Descrizione

“Ti prego Ernesto, ti prego, salviamo il salvabile”, era il muro di parole che Craxi costruiva, frase dopo frase come mattoni di una cortina di guerra, per evitare che Bardellino potesse scavalcare il recinto della decenza.

“Finiamola qui, ma facciamolo nel modo più conveniente per entrambi – proseguì il Presidente del Consiglio – troviamo un percorso indolore per tutti, perché…” Su quella sospensione del fiato, in mezzo alle vocali milanesi, la storia della politica nazionale s’intrecciò definitivamente con le litanie della camorra casertana. Quel “perché” sospeso fece abbassare una cappa di caldo che divenne opprimente, soffocante.

“Parla Presidente, arriva al dunque – sbottò, prendendo coraggio il sindaco – qui devi dar conto a migliaia di elettori che hanno sostenuto non solo me, ma il tuo partito. Hanno sostenuto le tue promesse e la tua faccia”. Il ricatto, da camorrista, diventava discorsivo, sfociava in quel balletto bizantino andato in scena a San Cipriano d’Aversa in sole quattro ore di delirio.

“Dimmi che intenzioni avete – chiuse Bardellino, con un tono che sapeva di padrone di casa, di signore che sa di essere ben munito della protezione nel suo recinto feudale violento, disposto a esondare al solo cenno del sindaco – io voglio sapere se avete intenzione di farmi fuori dalla corsa al Senato… voglio sapere perché questa chiusura”.